GeoIngegneria

CAMBIAMENTO CLIMATICO, FUMO E SPECCHI (E INGANNI)

Geoingeneria: false soluzioni al cambio climatico

Geoingegneria – I pericoli della geoingegneria.

Ci siamo interessati della geoingegneria circa un anno e mezzo fa. Da allora la situazione per certi versi è peggiorata.
L’ipotesi di affrontare il cambio climatico attraverso il plan B ovvero usando le più incredibili applicazioni tecnologiche non solo non è stata bandita dall’orizzonte, ma permane in tutti i consessi internazionali.
Le elezioni americane con la presidenza Trump così come le ultime dichiarazioni di Putin favoriscono un generale clima di negazione della semplice, ma imprescindibile verità e cioè che il cambio climatico nasce dall’azione umana e che va affrontato con un drastico cambiamento di priorità e schemi sociali e produttivi.

Ma di tutto questo se ne parla troppo poco, è un rimosso collettivo.
Un tema che sembra sempre stare ai margini del dibattito generale. Spiega abbondantemente le motivazioni alla base di questa “rimozione” collettiva che attraversa profondamente la cultura stessa il bel testo “La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile” di Amitav Ghosh.

Come si produce, che energia si usa, quale sviluppo si vuole imporre sono questioni di potere non riferite solo ai singoli ma allla dinamica sistemica, segnata oggi dal mercato unico globale in cui agisce il capitalismo finanziario.
Questo ci ricorda lo scrittore indiano nel suo testo, che analizza l’oscuramento culturale del tema del cambiamento climatico.

“Io penso che vederla come una questione economica e di tenore di vita sia sostanzialmente fuorviante. In realtà io penso che sia una questione di potere. La ricchezza di un paese, il benessere e il tenore di vita non sono che un effetto del differenziale di potere. Certi paesi sono più ricchi e altri più poveri per via del loro maggiore o minore potere nel mondo. Ed è proprio per questo che il problema del cambiamento climatico è così difficile da risolvere. A partire dalla fine del 700 il potere a livello mondiale è stato direttamente collegato all’utilizzo dei combustibili fossili. E’ un fatto che l’ascesa imperiale e industriale britannica si sia fondata su un utilizzo sempre maggiore di combustibili fossili e adesso, con l’aumento dell’utilizzo di combustibili fossili da parte di altri paesi come l’India e la Cina, altri paesi hanno assunto un nuovo potere nello scacchiere mondiale. Quindi la questione la vedo in termini di lotta di potere, di conflitto di potere. Sono dei fatti, più si usano combustibili fossili più guadagna potenza in questo mondo, almeno così è andata finora nella nostra storia.
… Ha mai pensato cosa risponderebbero gli Stati Uniti se gli chiedessimo: “Perchè non accettate di essere un po’ meno potenti?”. Risponderebbero di no, così come la Cina, l’India e la Russia e tutte le altre grandi potenze del nostro tempo. Questa dinamica di potere è una questione che non viene mai menzionata direttamente, non se ne parla, non è mai citata negli accordi globali, però è la questione fondamentale. la lotta per il potere si chiama guerra, e noi siamo in guerra. Siamo in una guerra in cui il campo di battaglia è l’ambiente”. 
(dall’intervista con Amitav Gosh al Salone del libro di Torino)

In questo scenario l’opzione della geoingeneria trova humus e appoggi, soprattutto quando per il capitalismo finanziario il possibile accumulo di denaro da far circolare può spaziare ambiguamente in ogni tipo di convivenza. Un mondo in cui si può guadagnare da perfette strutture green, magari ad appanaggio di chi se lo può permettere e contemporaneamente dai fumi del carbone, non disdegnando i profitti legati alla geoingegneria per arrivare fino alle frontiere spaziali.

Opporsi alla geoingegneria è fondamentale per rompere le ambiguità e pensare l’alternativa globale che non può essere ambigua convivenza. 
E questo non certo per una folcloristica difesa della madre terra, ma per essere liberi noi e chi verrà dopo di noi!

.. per opporsi bisogna conoscere per questo vi proponiamo delle brevi note sulla geoingegneria tratte da ETC GROUP e tradotte a cura di Alice Carraro, Tommaso Di Napoli, Anna Marini e Lisa Pluchino

Cambiamento climatico, fumo e specchi

Nell’ultimo decennio, un piccolo ma crescente gruppo di governi e scienziati, la maggiore parte proveniente dai Paesi più potenti e inquinanti del mondo, ha spinto per prendere in considerazione la politica della geoingegneria, la deliberata manipolazione tecnologica del clima su larga scala.

La geoingegneria è di per sè ad alto rischio e i suoi effetti negativi saranno probabilmente distribuiti inegualmente. Per questo motivo, la geoingegneria è stata spesso presentata come un “Piano B” per affrontare la crisi climatica. Dopo l’Accordo di Parigi, che ha stabilito l’ambizioso obiettivo di mantenere la temperatura ben al di sotto i 2C e possibilmente anche di 1,5C, il discorso è cambiato. Ora, la geoingegneria sta diventando di vitale importanza per raggiungere quest’obiettivo, mediante diverse tecnologie rischiose che porterebbero il carbonio fuori dall’atmosfera creando le cosiddette “emissioni negative” o prendere il controllo della temperatura del globo per abbassare direttamente la temperatura climatica.

Non dovrebbe sorprendere che la geoingegneria sta ottenendo attenzione politica man mano che le temperature aumentano. L’industria di combustibili fossili cerca disperatamente di proteggere i suoi $55.000 miliardi di infrastrutture stimate e i suoi $20.000-28.000 miliardi di risorse riservate che possono essere estratte solamente se è permesso agli enti di oltrepassare le emissioni GHG.

La supposizione teorica è che le tecnologie di geoingegneria potrebbero infine ricatturare CO2 dall’atmosfera e seppellirlo nella terra o nell’oceano, o provocare il rilascio di solfati nella stratosfera per abbassare la temperatura, facendoci guadagnare più tempo per accordarci definitivamente su una drastica riduzione delle emissioni di combustibili fossili.

Entrambi i casi forniscono alle industrie di combustibili fossili le risorse per evitare la rottura della “bolla di carbonio” oltre alla negativa reazione del clima.

In altre parole, le proposte per la geoingegneria stanno diventando ora lo strumento principale delle industrie di combustibili fossili colpire la volontà politica di diminuire le attuali emissioni. I progetti di geoingegneria stanno diventando l’ultima possibilità per alcuni disperati climatologi incapaci di creare dei percorsi che riallineino la crescita economica con una futura situazione climatica sicura.
Ma così è esattamente la geoingegneria e quali tecnologie sono state proposte? E quali sono i rischi e le implicazioni associate con le rispettive tecnologie quando si tratta di integrità ecologica, giustizia ambientale e climatica e democrazia?

Cos’ è la geoingegneria?

La nozione di applicare la geoingegneria al clima è stata in circolazione per più di un secolo. Fino a poco tempo fa era stata discussa come un possibile mezzo militare in caso di ostilità per controllare il clima con finalità avverse. Con l’inizio della crescente crisi climatica,è aumentata la gamma di proposte di geoingegneria e oggi il dibattito pubblico sulla geoingegneria analizza se sia un mezzo per combattere il cambiamento climatico piuttosto che per scontrarsi con le altre nazioni.

La geoingegneria, o ingegneria climatica, si riferisce a un gruppo di tecniche e tecnologie proposte per intervenire deliberatamente e alterare il sistema della Terra su larga scala – in particolare manipolare il sistema climatico come un “technofix” per il cambiamento climatico. E’ altamente consigliata come un modo per “guadagnare più tempo”, un reale cambiamento nel futuro, o come un’assicurazione per i nostri nipoti, perciò lasciando il difficile peso alla prossima generazione.

La geoingegneria potrebbe comprendere interventi su terra, mare o nell’atmosfera. Potrebbe anche includere la questione delle radiazioni solari (SRM), assieme ad altri interventi sul sistema terrestre sotto mozione all’interno del grande quadro dell’anidride carbonica (CDR) o la rimozione dei gas serra (GGR). Queste sono tutte proposte teoriche e anche se alcune tecniche di CDR potrebbero essere più vicine alle esigenze del mercato secondo i promotori, l’affermazione che queste tecnologie sarebbero efficaci per affrontare il cambiamento climatico è pura speculazione, basata su limitati modelli a computer, nel migliore dei casi.
Significativamente, nessuna delle tecniche di geoingegneria sul tavolo mira ad affrontare le cause primarie del cambiamento climatico. Invece, intendono contrastare parzialmente alcuni sintomi. Alcune cause di fondo dei cambiamenti climatici (ad esempio il crescente consumo, la deforestazione, l’agricoltura intensiva) continueranno senza conseguenze. Perchè la geoingegneria per definizione punta ad alterare intenzionalmente i sistemi terrestri come il ciclo del carbonio e il ciclo idrologico, oltre i confini della natura. E poichè sappiamo pochissimo riguardo al funzionamento dell’ecosistema planetario come un insieme, e tutti i suoi sottosistemi, c’è una grande probabilità che più che migliorare il clima, potrebbe peggiorare le cose.

Perchè la geoingegneria è così pericolosa?

Ogni tecnologia della geoingegneria ha particolari rischi ma tutte condividono dei problemi chiave:

Scala: ogni tecnica di geoingegneria per avere un impatto sul clima globale, deve essere applicata in larga scala.
Le conseguenze involontarie, che emergono dalla dispiegamento, potrebbero perciò anche essere in vasta scala e più probabilmente saranno transfrontaliere.

Alto rischio e inaffidabilita: la geoingegneria intende intervenire in sistemi poco conosciuti, dinamici e complessi, come il clima ed ecologia oceanica. Gli interventi potrebbero andare male a causa di problemi tecnici, errori umani, incompleta conoscenza dei dati climatici, imprevedibili effetti sinergici, fenomeni naturali (come eruzioni vulcaniche, terremoti o tsunami), impatti internazionali, cambiamento del regime politico o fallimento finanziario, tra i tanti. In alcuni casi, come ad esempio nella gestione delle radiazioni solari, una fine improvvisa potrebbe portare a un salto termico e di conseguenza potrebbero esserci effetti persino peggiori di quelli previsti inizialmente.

Irreversibilità: molte azioni sul sistema climatico globale saranno irreversibili. Nessuna quantità di emissioni negative ci aiuta a raffreddare l’artico o ristabilire monsoni. L’applicazione stessa delle tecnologie di geoingegneria può essere irreversibile: il danno ecologico e sociale causato dagli esperimenti di geoingegneria saranno irreparabili. Una volta iniziato a raffreddare artificialmente il pianeta e mentre continuano le emissioni di combustibili fossili, sarà impossibile fermarci.

Favorisce l’inattività climatica: la geoingegneria è una “scusa perfetta” per i negazionisti e i governi che cercano di evitare; costi politici delle riduzioni del carbonio. Per chi cerca di bloccare un’azione climatica significativa, lo sviluppo attivo degli strumenti e degli esperimenti della geoingegneria appare come il miglior modo per affrontare il cambiamento climatico e diminuire le restrizioni sulle industrie ad alta emissione di carbonio. E perfino i negazionisti del cambiamento climatico potrebbero vedere ciò come una soluzione (militare) di convenienza a un problema che pensano non esista. Già alcune delle forze armate che spingono per la ricerca della geoingegneria sono gruppi di esperti neo-conservatori vicini all’industria che precedentemente spacciava il negazionismo climatico come una tattica (es. Bjorn Lomborg’s Copenhagen Consensus Center or the American Enterprise Institute).

Devia risorse, finanze e i risultati della ricerca da bisogni urgenti, reali, precauzionali, ecologici, percorsi per la mitigazione e l’adattamento del cambiamento climatico.

Unilaterale e ineguale: appare che le stesse potenti corporazioni statali, che sono i principali produttori storici di GHG, controllino il budget e le tecnologie più capaci di sviluppare ed eseguire queste proposte. Mantenendo gli inquinatori al comando della soluzione al cambiamento climatico, gli interessi delle persone oppresse ed emarginate continueranno a essere esclusi. Gli impatti negativi di molte proposte saranno particolarmente duri presenti per i paesi in via di sviluppo dell’emisfero sud.

Pericoli ambientali: tutte le tecniche della geoingegneria proposte hanno seri impatti ambientali. Per esempio la fertilizzazione dell’oceano è in grado di arrestare la catena alimentare marina, di creare alghe dannose e carenza di ossigeno in alcune zone dell’oceano. Lo sviluppo nella bio-energia con la cattura e la conservazione del carbonio (BECCS) implicherebbe un effetto devastante per la terra, l’acqua e i nutrienti, implicando anche “un massiccio spostamento di terre e persone, con implicazioni globali per l’accesso al cibo, i diritti della terra e la giustizia ambientale”. Con le tecniche SRM (controllo delle radiazioni solari), è impossibile sapere con certezza come, l’alterazione della quantità di calore in arrivo sul pianeta, potrebbe colpire gli ecosistemi poichè genererà un intero nuovo equilibrio ecologico che potrebbe diminuire la biodiversità e interrompere gli ecosistemi.
L’energia solare è un’essenziale risorsa per la vita nel pianeta ed è strettamente collegata al supporto delle alghe oceaniche che producono la più grande quantità di ossigeno al mondo. Il senso ecologico comune ci dice che cambiando questo concetto chiave si potrebbe produrre una reazione a catena in ogni ecosistema. Ci sono altri potenziali effetti collaterali dello SRM, che dipendono dalle tecniche utilizzate e dalla geografia del territorio, incluso il crescente sfaldamento dello strato di ozono, il cambiamento dell’andamento meteorologico nelle zone tropicali e subtropicali, e una forte siccità in Africa e Asia, che potrebbero essere catastrofici. Ciò potrebbe influenzare pesantemente le risorse alimentari e idriche per miliardi di persone.

Ingiustizia intergenerazionale: L’idea che la geoingegneria servirà solo per “prendere tempo” per permettere un cambiamento a favore di politiche con ridotte emissioni di carbonio nelle decadi future, è profondamente surrealistico e ingiusto per le future generazioni. L’efficacia e la fattibilità delle “emissioni negative”, basate su teoriche tecniche CDR, non sono verificate da nessuna parte, già solo l’idea di emissioni negative sta servendo per ritardare l’urgente bisogno di riduzione che deve avvenire ora. Queste tecnologie immaginarie sono a carico delle future generazioni. Anderson e Peters (2016) la definiscono come “una scommessa ingiusta e dall’alta posta in gioco”. Nel caso del SRM, poichè potrebbe mascherare l’effettivo riscaldamento dell’atmosfera, se terminasse, potrebbe comportare un improvviso innalzamento della temperatura, che renderebbe più difficile agli ecosistemi adattarsi e alla società affrontarlo rispetto al graduale riscaldamento. Non possiamo condannare i nostri figli e nipoti a essere schiavi della geoingegneria che noi abbiamo cominciato e non riusciamo a fermare, o vittime di un futuro climatico ancora più difficile perchè li abbiamo lasciati inventare tecnologie fantastiche di cui noi non disponevamo.

Armamenti: L’origine militare e gli usi della geoingegneria per la guerra sono spesso dimenticati o intenzionalmente non menzionati. Già il concetto di controllare il tempo e il clima deriva da strategie militari, e ha portato anche a firmare precipitosamente l’accordo internazionale Environmental Modification Convention (ENMOD). I vertici militari negli Stati Uniti e nelle altre nazioni hanno preso in considerazione per decine di anni la possibilità di usare come arma la manipolazione climatica. Che l’obiettivo pubblicamente dichiarato di una tecnologia è di “combattere il cambiamento climatico” non garantisce che le sue applicazioni non saranno limitate a scopi benefici, e torna utile come scudo per la sperimentazione a doppio uso. Se chiunque può dichiarare di controllare la termoregolazione terrestre questo può e sarà usato per fini militari e geopolitici, come ha descritto lo storico James Fleming. Anche prima che venisse usata in modo ostile, qualunque stato o attore che dichiarasse di essere capace di alterare il clima globale deteneva una potente pedina di scambio geopolitica con la quale minacciare e prevalere.

Sforzare gli squilibri globali di potenza: La prospettiva di controllare la temperatura globale avanza serie questioni di potere e giustizia: Chi ha il controllo sulla termoregolazione terrestre e regola il clima secondo i suoi interessi? Chi deciderà se queste misure drastiche sono considerate tecnicamente praticabili, e di chi saranno gli interessi esclusi? I governi del mondo hanno trovato impossibile collaborare in modo democratico per giungere a un accordo globale e vincolante legalmente sul cambiamento climatico, condividendo equamente l’impegno tra tutti. è arduo immaginare che i governi riuscirebbero a fare ciò quando arriveranno a parlare di geoingegneria, dove i paesi hanno chiari interessi geopolitici a determinare le realtà climatiche regionali e globali. Infatti, se fossimo riusciti a raggiungere la collaborazione internazionale e fidarci delle reciproche decisioni sul nostro clima, non avremmo bisogno ora di parlare della geoingegneria. Avremmo già visto un’azione climatica reale nel mondo.

Commercializzazione del clima: La competizione è già alta negli uffici brevetti tra coloro che pensano di avere una soluzione planetaria per rimediare alla crisi climatica. La prospettiva di un monopolio privato che detiene i “diritti” di modificare il clima è terrificante.

La speculazione del carbonio: Molti geo-ingegneri hanno i propri interessi commerciali nel promuovere tecniche di geoingegneria per il profitto. Possiedono i brevetti, e alcuni di loro hanno cercato attivamente di implementare tecnologie di geoingegneria negli schemi del mercato del carbonio.

Violazione dell’accordo: L’uso della geoingegneria costituirebbe una violazione di diversi accordi e decisioni ONU, incluso il trattato di ENMOD, la Convenzione sulla Diversità Biologica e la Convenzione/Protocollo di Londra.

La geoingegneria è una “scusa perfetta” per i negazionisti e i governi che cercano di evitare i costi politici delle riduzioni del carbone.

Tecniche di geoingegneria

Rimozione dell’effetto serra
La “Greenhouse Gas Removal” (GGR) si riferisce a una serie di tecnologie proposte al fine di rimuovere i gas serra dall’atmosfera. Un termine generico più comune “Carbon Dioxide Removal” (CDR), ma questo esclude altri tipi di gas come il metano. Qui sotto ci sono alcune delle proposte:

Fertilizzazione dell’oceano (OF)
Si riferisce all’immissione di ferro o altri nutrienti (per esempio urea) nell’oceano in aree con bassa produttività biologica in modo da stimolare la crescita di fitoplancton. In teoria, i fitoplancton attirano l’anidride carbonica atmosferica e dopo muoiono, cadendo nel fondale oceanico e conservando il carbonio. L’efficacia della fertilizzazione degli oceani è fortemente messa in discussione, in quanto, la quantità di carbonio isolato potrebbe essere rilasciata di nuovo attraverso l’interruzione della catena alimentare. Potrebbe anche provocare l’interruzione della catena alimentare marina e anossia (mancanza di ossigeno) e l’intossicazione delle alghe.

La risalita delle acque profonde
Una tecnica è mescolare le acque oceaniche spostando artificialmente acqua ricca di nutrienti dai fondali alle zone superficiali per stimolare la produzione di fitoplancton. In teoria ciò dovrebbe diminuire la CO2 tramite la fertilizzazione oceanica. Come con l’OF, la sua efficacia è messa in discussione. Questo inoltre interromperà la catena alimentare oceanica e rovinerà l’ambiente, e rimetterà il CO2 appena catturato in superficie.

 

Cattura e stoccaggio del carbonio (CCS)
Il CCS di solito si riferisce alla cattura meccanica delle emissioni di CO2 dall’energia delle piante o da parte di altri scarti di origine industriale. Il CO2 è generalmente catturato prima che le emissioni lascino le ciminiere, di solito tramite un assorbente chimico. Il CO2 liquefatto è poi pompato in falde acquifere sotterranee per una conservazione a lungo termine. Il CCS era originariamente chiamato “recupero assistito del petrolio (EOR)” poichè è una tecnologia dell’industria petrolifera per recuperare le riserve residue di petrolio pompando gas pressurizzato in pozzi vuoti. Il CCS non è economicamente fattibile a meno che non sia fortemente sovvenzionato, e quando usato come una tecnica di recupero di petrolio, promuove lo sfruttamento dello stesso. La sua capacità di catturare permanentemente il carbonio è largamente messa in discussione. Il carbonio catturato potrebbe fuoriuscire a causa di molteplici ragioni: costruzione difettosa, terremoti o altri movimenti del suolo. A questa concentrazione, il CO2 è particolarmente tossico per gli animali e le piante. La CCS associata con carburanti fossili è stata esclusa dalla definizione di geoingegneria della conferenza dell’ONU sulla biodiversità, ma è ancora inclusa in altre definizioni.

L’uso della cattura e dello stoccaggio del carbonio (CCUS) 
L’idea alla base del CCUS è che il CO2 catturato possa essere usato sia dalle industrie sia dall’atmosfera come materia prima per la manifattura, e di conseguenza il CO2 risulterebbe teoricamente conservato in prodotti manifatturieri. Un esempio ipotetico prevede di nutrire con il CO2 ottenuto le alghe che producono bio-carburanti; un altro è quello di far reagire il CO2 con minerali calcificanti così da produrre calcestruzzo per costruzioni. La CCUS ha molti dei potenziali effetti della CCS, ma rischi maggiori per i rilasci di CO2 durante la lavorazione e dal prodotto finito. La CCUS potrebbe anche avere un discutibile bilancio energetico. Una volta utilizzata tutta l’energia richiesta per il trasporto e la lavorazione, alla fine del processo, potrebbero persino esserci più emissioni di gas serra.

Cattura diretta di aria (DAC)
DAC si riferisce all’estrazione di CO2 o altri gas serra dall’atmosfera usando mezzi chimici e meccanici, più comunemente con un assorbente chimico o un grande ventilatore che muove l’aria attraverso un filtro. Il CO2 è successivamente disponibile come una corrente di gas per il CCS, per il recupero assistito di petrolio o per altri usi.
DAC è una proposta commerciale che pare avere pesanti requisiti energetici e con la CCS viene proposta per il recupero assistito del petrolio in luoghi dove le fonti industriali di CO2 potrebbero essere limitate. Gli attuali prototipi di DAC recuperano CO2 dall’ambiente a livelli molto bassi. Per avere un effetto significativo dovrebbero avere un impatto ambientale sulla terra, e per fornire livelli necessari di assorbimento dovrebbero esserci degli impatti tossici significativi. La questione dello stoccaggio è irrisolta e teoricamente non sarà risolta neanche
attraverso la CCS o la CCUS, come descritto sopra.
La bio-energia con la cattura e il stoccaggio del carbonio (BECCS)
La BECCS descrive la cattura del CO2 dalle applicazioni di bio energia (ad esempio produrre etanolo e bruciare biomasse per elettricità) e successivamente sequestrare quel CO2 attraverso la CCS o la CCUS. La teoria è che la BECCS sia “carbonio negativo” perchè la bio-energia è teoricamente “carbonio neutrale”, basata sull’idea che le piante ricresceranno per sistemare il carbonio che è stato emesso. Coloro che criticano la bio-energia segnalano che queste emissioni sottovalutate siano dovute a un cambiamento dello sfruttamento del suolo e del ciclo di vita delle emissioni. Secondo il quinto report di valutazione dell’IPCC , per mantenere la temperatura sotto i 2C con un sistema teoricamente efficace del sistema della BECCS richiederebbe tra i 500 milioni e i 6 miliardi di ettari di terra. L’attuale coltivazione globale dei raccolti ricopre un miliardo e mezzo di ettari e l’impatto come la competizione per il possedimento di terre da coltivare sarebbe devastante.

Miglioramento del clima (EW)
Le tecniche EW propongono di dissolvere i minerali rotti (in particolare i minerali silicati) su terra o nel mare per farli reagire chimicamente e fissare il CO2 atmosferico nell’oceano e nel terreno. L’enorme richiesta di minerali avrebbe un serio impatto sul terreno e sulla biodiversità estendendo gli impatti dannosi delle operazioni minerarie. Cambiando volutamente l’intera composizione chimica degli oceani è pieni di fattori sconosciuti e imprevedibili.

Biochar (carbone vegetale)
Le tecniche di biochar propongono di bruciare biomasse e rifiuti locali senza ossigeno per creare carbone. Questo carbonio viene poi unito ad altri terreni come additivo, seppellendo il carbone direttamente nel terreno. I terreni di carbone vegetale (biochar) sono ritenuti più fertili poichè hanno un maggiore contenuto di carbonio. L’approccio è ispirato (ma in una forma molto diversa) dai terreni neri della pietra amazzonica, dove le comunità di indigeni hanno usato il carbone per migliorare la fertilità. Il biochar industriale richiederebbe una vasta area di terreni per le piantagioni da essere bruciati subito dopo; ciò potrebbe interrompere la vita del terreno e incrementando potenzialmente le emissioni dei gas serra del terreno; e, dipendendo dall’origine delle biomasse, potrebbe creare una concentrazione di sostanze contaminanti. La dichiarata produttività spronata da biochar come correzione del terreno è inconsistente in varie coltivazioni di the.

Controllo delle radiazioni solari
Il Controllo delle radiazioni solari (SRM) descrive una serie di tecnologie proposte che servono a riflettere la luce solare nello spazio prima che scaldi il clima della Terra. Le principali proposte di SRM includono:

Iniezioni di gas pressurizzato nella stratosfera (SAI)
Questa proposta di SRM è quella di diffondere grandi quantità di particelle inorganiche (per esempio diossido di zolfo) nella stratosfera (lo strato superiore dell’atmosfera) per agire come una barriera riflettente contro la luce solare in arrivo. Le proposte variano da sparare particelle con armi d’artiglieria, usando grandi cannoni per raggiungere il cielo, e rilasciare particelle dagli aerei. E’ stata presa in considerazione anche la progettazione di particelle che levitano autonomamente, assieme all’uso di particelle di altri materiali riflettenti (per esempio titanio, alluminio, calcite, anche polvere di diamante). I solfati usati dal SAI, l’opzione più studiata, potrebbero causare la distruzione dello strato di ozono e potrebbe interrompere l’andamento delle piogge e dei venti nei tropici o sub tropici. Questo potrebbe causare siccità in Africa e in Asia e influenzare i monsoni, con seri impatti ambientali, e mettere in pericolo le risorse di cibo e acqua per 2 miliardi di persone.

Sbiancamento delle nuvole marine (MCB) o miglioramento della riflessività delle nuvole
Le proposte MCB mirano a incrementare lo sbiancamento delle nuvole in modo tale da riflettere maggiormente la luce solare nello spazio. Assieme ad altre proposte SRM, cambiare la radiazione solare può alterare l’andamento climatico e ci possono essere conseguenze sugli ecosistemi marini e costieri assieme a conseguenze nell’agricoltura.

L’assottigliamento delle nuvole cirro
Attraverso l’assottigliamento dei cirri (nuvole sottili e allungate presenti ad alte altitudini), alcuni ricercatori hanno proposto di incrementare il riscaldamento per permettergli di diffondersi nello spazio, creando un generale raffreddamento del clima. Questa idea potrebbe anche avere l’effetto opposto poichè non ci sono molte notizie riguardo alla formazione e la composizione chimica delle nuvole con dei potenziali effetti imprevedibili.

Creazione di Alto-Albedo e Sbiancamento delle Foreste Innevate
Varie proposte suggeriscono che la crescente coltivazione di piante che riflettono più luce (o nuove coltivazioni geneticamente-modificati, o varietà di coltivazioni già esistenti di alto-albedo) potrebbe raffreddare l’atmosfera riflettendo più radiazioni solari nello spazio. Altri suggeriscono di sbiancare le foreste già esistenti nelle aree coperte dalla neve durante la maggior parte dell’anno, che potrebbe aumentare la quantità di luce riflessa nello spazio grazie alla superficie. Usare coltivazioni e alberi geneticamente modificati porterebbe a modificare la biosicurezza. Ripulire le foreste per creare dei deserti bianchi potrebbe avere un impatto negativo sulla biodiversità e sul clima.

Micro bolle e Schiume Marine
Si avanzano proposte per incrementare la riflessività della superficie oceanica (o altri corpi idrici) creando piccole bolle o disperdendo agenti schiumogeni sulla superficie dell’acqua. Oltre a interrompere il flusso di luce per la vita marina, le schiume possono anche ridurre l’ossigeno negli stati superiori dell’oceano, avendo un effetto negativo sulla biodiversità.

Modifica del clima
La modifica del clima (WM) si riferisce a varie tecniche incluse l’inseminazione delle nuvole e tecniche a esso legate- per cambiare l’andamento del clima e delle precipitazioni senza però cambiare l’intero andamento climatico. WM ha fatto soffrire le comunità di siccità e/o allagato i raccolti, ma poichè si crede che i suoi impatti siano solamente locali o regionali, questa non è spesso considerata come geoingegneria.

La governance della geoingegneria

La Conferenza ONU sulla Diversità Biologica (CBD) discute della geoingegneria dal 2007.
Nel 2009 dopo aver prodotto un reportage accurato, riguardo alla fertilizzazione degli oceani e tenendo in considerazione una richiesta per “estrema allerta” dalla Conferenza di Londra, la CBD ha preso una decisione, su consenso di molti, chiedendo una moratoria sulla fertilizzazione degli oceani e ai governi di garantire che nessuna attività di fertilizzazione sia attuata prima che siano richiesti severi requisiti, incluso “un controllo trasparente, globale, efficace e un meccanismo normativo operativo”.
Nel 2010, la CBD ha preso un’altra importante decisione sulla moratoria de facto nella geoingegneria, una richiesta a vasto consenso da parte di 193 governi (gli Stati Uniti non sono membri della CBD), per garantire che “nessuna attività della geoingegneria relativa al clima che potrebbe colpire la biodiversità” si realizzi prima che ci sia una base scientifica adeguata sulla quale giustificare così tante attività e un’appropriata considerazione dei rischi associati all’ambiente e alla biodiversità e agli impatti sociali, economici e culturali. Tuttavia, nella definizione di geoingegneria, la CCS da combustibili fossili (non dalla bioenergia) non era considerata geoingegneria. La CBD ha già prodotto due rapporti tecnici e paritari sulla geoingegneria e ha riaffermato la moratoria del 2012 e del 2016.
La moratoria lascia spazio per esperimenti, ma solo “se giustificato a raccogliere dati scientifici” e con una lista di requisiti da esaudire prima di farlo, come per esempio una valutazione dell’impatto ambientale, “un’ambientazione controllata” e assicurare che non si verifichi nessun impatto transfrontaliero.
Nel caso della fertilizzazione oceanica, si afferma che non può “essere usata per
generare e vendere carbonio o qualsiasi altro scopo commerciale”.
I governi della CBD considerano queste decisioni fortemente rilevanti, la discussione sui tre esperimenti della geoingegneria ha toccato le decisioni della CBD. (Esperimento della fertilizzazione oceanica LOHAFEX di India e Germania, l’esperimento privato di fertilizzazione oceanica HRSC vicino Haida Gwaii, Canada 2e un altro esperimento concepito per provare l’equipaggiamento SRM, SPICE nel Regno Unito.)

La London Convention, e la relativa London Protocol sono passati oltre le discussioni e le decisioni della fertilizzazione oceanica del 2007, e hanno emanato diversi richiami sulla “precauzione estrema”. Nel 2013, il Protocollo di Londra ha deciso che tutte le attività di fertilizzazione degli oceani non dovevano essere permesse, ad eccezione di quelle che costituivano una “legittima ricerca scientifica” è un termine definito con grande precisione.
Nonostante, un gruppo molto piccolo di governi dei paesi ad alte-emissioni, così come sostenitori della geoingegneria, insistano a dire oggi che la moratoria sia solo “un’avvertenza”, cercando di diminuire la sua rilevanza. Invece, loro promuovono delle “linee guida etiche” non vincolanti, dei “codici etici”, e delle misure su base volontaria simili sviluppate da gruppi di accademici come un passo avanti quando si tratta di costruire un governo globale per la ricerca della geoingegneria e la sua gestione potenziale.
Paragonare la decisione consensuale dei 193 governi in un accordo universale, come il CBD, alle linee guide sviluppate dagli accademici e approvate dalle istituzioni pro-geoingegneria, è una presa in giro del governo democratico, ma utile per aprire la strada a esperimenti e alla raccolta di fondi per la ricerca.

La Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (UNFCCC) non ha considerato la geoingegneria nei suoi programmi ufficiali. Hanno discusso il problema della cattura e dello stoccaggio del carbonio (CCS) dal 2005, con l’opposizione di molti governi. Nel 2011, il CCS fu approvato per essere incluso nel Meccanismo di Sviluppo Pulito. Nel 2014, si è tenuta un’Assemblea di Esperti Tecnici sulla CCS. L’approvazione dell’Accordo di Parigi e il divario tra gli obiettivi prefissati e i NDC presentati hanno creato una situazione in cui i geoingegneri stanno ora cercando di introdurre il problema della geoingegneria nell’UNFCCC, per esempio nel contesto del dialogo agevolato che valuterà i contributi determinati nazionalmente dai governi nel 2018.

Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) ha menzionato poco la geoingegneria dalla sua seconda relazione di valutazione (AR2) attraverso la valutazione AR4, praticamente dicendo che “le proposte di geoingegneria sono largamente speculative e non testate con il rischio di effetti collaterali sconosciuti”. Nel 2011, l’IPCC ha tenuto un Congresso di Esperti sulla geoingegneria, un’iniziativa che fu ampiamente criticata da 160 organizzazioni civili internazionali e nazionali. Nell’AR5, l’IPCC incluse una piccola sezione per analizzare alcune delle tecniche CDR e nella sua Valutazione Riassuntiva ha detto che:
“Le tecnologie SRM sollevano problemi riguardo costi, rischi, implicazioni governative ed etiche sullo sviluppo e utilizzo. Stanno emergendo specifiche sfide per le istituzioni internazionali e i meccanismi che potrebbero coordinare la ricerca e bloccare lo sviluppo e gli esperimenti. Anche se SRM riducesse l’incremento della temperatura globale emessa dall’uomo, implicherebbe ridistribuzioni dei rischi nello spazio e nel tempo. Lo SRM introduce perciò importanti questioni giudiziarie intragenerazionali e intergenerazionali. La ricerca sullo SRM, assieme ai suoi eventuali utilizzi, è stata soggetta a obiezioni etiche. A dispetto degli stimati bassi costi dell’uso di alcune tecnologie SRM, non passeranno necessariamente un test sul costo-benefico che tenga conto dell’estensione dei rischi e degli effetti collaterali. Le implicazioni governative SMR sono particolarmente impegnative, specialmente come azione unilaterale che potrebbe portare a significanti effetti e costi per altri”.

Tuttavia, l’elemento sorprendente nell’ AR5 era che l’IPCC considerava l’uso estensivo di un solo metodo geoingegneristico, BECCS, nella maggior parte dei possibili scenari futuri nel suo gruppo di lavoro 3. Nei quattro RCP proposti ai responsabili della politica climatica, l’uso di BECCS e delle “tecnologie di emissioni negative” sono fortemente presenti, senza alcuna considerazione sulla loro sostenibilità e sugli estremamente seri impatti sociali, ambientali e sulla sicurezza alimentare di un così grande uso di BECCS.
Questo errore ha motivato la pubblicazione di un crescente numero di critiche da parte sia di media scientifici che delle organizzazioni della società.

Alla luce di questo errore, e la posizione critica di AR5 nei confronti di SRM, sorprende nuovamente vedere che nei documenti come sfondo per numerose relazioni speciali e altri documenti per AR6, la geoingegneria è stata avanzata come un’opzione da prendere in considerazione. Gli interessi del presidente dell’IPCC per il sesto report di valutazione includevano una proposta che considerasse la geoingegneria come una problematica trasversale e tutti i gruppi lavorativi. Ciò ha già motivato le critiche sia da parte dei governi che dalla società civile. La decisione finale sui contenuti dell’AR6 deve ancora essere discussa alla 46esima assemblea IPCC, a settembre del 2017.

Entrambe le decisioni della CBD e della Conferenza del protocollo di Londra, così come i provvedimenti multilaterali, costituiscono pezzi importanti di un quadro di gestione evolutivo della geoingegneria. Gli impatti negativi e ineguali previsti dalla geoingegneria tra paesi e regioni, e il suo potenziale nel creare ulteriormente squilibrio nel sistema climatico globale, significano che ogni decisione riguardo agli esperimenti o utilizzi all’aria aperta di geoingegneria deve essere presa da un meccanismo di governo globale multilaterale, democratico, trasparente e responsabile, includendo la possibilità di stabilire un divieto permanente per la geoingegneria. La velocità con cui i discorsi pro-geoingegneria e le scienze ad essa relazionate che stanno sviluppando strumenti per esperimenti su larga scala e il potenziale sviluppo unilaterale significano che dobbiamo muoverci in fretta. Un’attiva e critica discussione con la società civile sulla geoingegneria è cruciale per informare i decisori politici e il vasto pubblico riguardo alle implicazioni e le alternative.

Confrontando la decisione che ha ottenuto un consenso di 193 governi in un accordo universale come il CBD alle linee guida sviluppate da accademici e approvate da istituzioni pro-geoingegneria l’imitazione di un governo democratico, però è utile per giustificare altri esperimenti di geoingegneria e per attrarre più fondi per la ricerca.

 

Ma non dovremmo almeno fare esperimenti per saperne di più?

Gli esperimenti di geoingegneria su bassa scala sono spesso presentati come un passo innocuo e necessario verso un dibattito più informato sui rischi e i benefici della geoingegneria. Si discute sul fatto che questi esperimenti avrebbero meno impatti ambientali immediati e sarebbero innanzitutto per comprendere al meglio la chimica e la fisica dell’atmosfera relativa alla geoingegneria. Ma questa prospettiva tralascia dei problemi chiave.
In primo luogo, la geoingegneria deve essere considerata come un problema politico più che tecnico. Abbiamo bisogno di discussioni più ampie su altri aspetti per decidere come società se scegliere di cimentarsi con queste tecnologie altamente rischiose e non democratiche.
Inoltre, i sostenitori della geoingegneria sono favorevoli a sperimentazione all’aria aperta non per uno scopo scientifico disinteressato, ma per ragioni politiche: una volta che un ambito tecnico diventa un esperimento per dimostrare dei principi, diventa significativo per la realizzazione e può essere avanzata in modo più credibile come opzione politica. Questa è una delle ragioni per cui le “prove in campo” sono diventate spesso così controverse (ad esempio test sulle tecnologie nucleari, coltivazioni OGM, armi spaziali, caccia alle balene). Non c’è niente come questi esperimenti di geoingegneria. Nessuna delle proposte della geoingegneria è pronta per essere impiegate in una scala che avrebbe impatti sul clima globale. Gli esperimenti “a piccola scala” che sviluppano conoscenza scientifica non saranno in grado di dirci nulla sull’influenza sul sistema climatico globale. Per avere un tale effetto, dovrebbero essere utilizzati su una scala temporale e geografica (per differenziare gli impatti di una normale variazione climatica e sottofondo climatico) che poi non potrebbe più essere definita un esperimento: l’impiego comporterebbe tutti i rischi e i potenziali impatti irreversibili. Pertanto, è essenziale rafforzare l’approccio precauzionale: gli esperimenti nel mondo reale (aria aperta, oceano, terra) non dovrebbero essere permessi in assenza di una gestione forte.

Per prima cosa politiche e precauzioni

A causa degli alti interessi geopolitici, dei rischi di armarsi e le implicazioni intergenerazionali della geoingegneria, la comunità globale dovrebbe innanzitutto e soprattutto dibattere questi aspetti, e possono essere usati tali strumenti da un governo negazionista del campo climatico o da “una coalizione dei volontari”, anche se tutti gli altri governi arrivassero alla conclusione che sia troppo rischioso e ingiusto da usare. La geoingegneria non può mai essere limitata ad una discussione tecnica o riguardante solo llo sviluppare strumenti, solo nel caso limitato ad una prospettiva solamente climatica. La ricerca sulla geoingegneria dovrebbe – seguendo la decisione del CBD – essere focalizzata su questioni socio-politiche, ecologiche, etiche e sui potenziali impatti e contribuire ad un dibattito per decidere se l’amministrazione governativa democratica della geoingegneria sia mai possibile e come. Ancora più importante: i finanziamenti e le ricerche sul cambiamento climatico devono essere urgentemente estese al fine di supportare l’implementazione di solide soluzioni alla crisi climatica testate e adattate localmente alla società e alla tecnologia, soluzioni tecnologiche non speculative o che servano da distrazione.

Testo originale da ETC GROUP

Traduzione a cura di Alice Carraro, Tommaso Di Napoli, Anna Marini e Lisa Pluchino

FONTE 

via Nogeoingegneria