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Il monito di Putin agli Stati Uniti: “Se schierate i missili, risponderemo”

Il presidente russo Vladimir Putin parla nel suo discorso annuale all’Assemblea federale. E il tradizionale discorso sullo stato della Federazione assume connotati particolarmente importanti alla luce delle tensioni con gli Stati Uniti e la Nato per il Trattato Inf e il Mar Nero.

Il discorso di Putin è lungo e molto approfondito. Parla di economia, di un anno in cui la Russia vuole ripartire. Il presidente russo si è concentrato sulle promesse per una condizione di vita migliore per i russi, in particolare per sostenere la crescita demografica. I dati ufficiali del governo russo indicano numeri estremamente preoccupanti per il Paese: il tasso di nascite nel 2018 è calato dell’11% rispetto al 2017. Mai così basso nell’ultimo decennio. E il presidente russo sa benissimo che su questo punto, cioè crescita demografica e miglioramento delle condizioni economiche della società russa, si gioca molto in termini di consenso interno. Un sondaggio del centro russo Levada ha mostrato che l’approvazione per il leader di Mosca è al 64%: il dato più basso degli ultimi cinque anni.

Ma non c’è solo la situazione interna a preoccupare Putin. Perché se è vero che il discorso verteva principalmente su questi punti, le frasi pronunciate sul confronto con l’Occidente mostrano che le tensioni fra Mosca e i Paesi a Ovest esistono. E oltre a confermare la volontà di dialogo con  gli Stati Uniti, in particolare sul trattato per il disarmo che Donald Trump ha voluto interrompere, quelle di Putin sono parole che indicano una direzione abbastanza netta da parte del Cremlino. La Russia non cederà sulla corsa alle armi. E questo almeno finché la Nato e gli Stati Uniti non garantiranno la fine di un espansionismo verso Est che Putin ritiene molto pericoloso.

Putin si è concentrato soprattutto sulla questione missilistica.Il capo del Cremlino ha voluto mettere in guardia i Paesi europei e gli Stati Uniti dalla possibilità di schierare i missili in Europa. Un’eventualità che dopo l’uscita degli Usa dall’accordo sui missili appare estremamente concreta. Una minaccia non solo per la stabilità dei rapporti fra Russia e Stati Uniti, ma anche per la stessa Europa.

Questa possibilità, secondo Mosca sarebbe assolutamente “una grave minaccia”. “La Russia è stata e sarà uno Stato sovrano e indipendente, è un assioma. O esisterà in questo modo o non esisterà affatto, per tutti noi dovrebbe essere chiaro. Dobbiamo capire e essere consapevoli del fatto che la Russia non può essere uno Stato se non c’è la sovranità, alcuni paesi possono cederla, ma la Russia non se lo può permettere”. Queste le frasi con cui Putin ha descritto il suo piano d’azione nei prossimi mesi. E probabilmente è un segnale anche rivolto ai Paesi membri dell’Alleanza atlantica. Quasi una sfida verso quegli Stati che hanno deciso di cedere sul fronte strategico rivolgendosi a un’entità internazionale il cui centro di comando è a Bruxelles ma soprattutto a Washington.

Il discorso di Putin, a questo punto, non è più solo la descrizione di una minaccia, ma anche un messaggio rivolto a tutti i Paesi del blocco occidentale. Il capo del Cremlino ha infatti dichiarato: “Saremo costretti a creare e dispiegare armamenti che potranno essere utilizzati non solo in quelle aree in cui vediamo una minaccia diretta alla nostra sicurezza nazionale, ma anche in quelle in cui si trovano i centri decisionali per il coordinamento di quei sistemi missilistici che costituiscono una minaccia”. E ha aggiunto: “La nostra risposta sarà direttamente proporzionale alla minaccia”.

E invia un messaggio anche a Washington: “Hanno il diritto di pensare ciò che vogliono, ma dovrebbero prima calcolare la gittata e la velocità dei nostri sistemi d’armamenti prima di minacciare la nostra sicurezza nazionale“. E per quanto concerne il dispiegamento di rampe di lancio per missili da crociera in Romania e Polonia, “costituisce una violazione diretta dell’accordo, che mette seriamente a repentaglio la sicurezza di tutto il mondo”.

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