Controinformazione

Le 12 vittorie del Presidente Maduro

Ignacio Ramonet, Venezuela Infos 2 gennaio 2018

Cominciamo ricordando che il Presidente Nicolas Maduro è il presidente più ingiustamente molestato, calunniato e aggredito nella storia del Venezuela. Ancor più del Comandante Hugo Chávez, fondatore della Rivoluzione Bolivariana… Cacciare a tutti i costi Nicolás Maduro dal Palazzo Presidenziale di Miraflores è stato e rimane il malsano obiettivo della reazione politica interna e dei loro potenti alleati internazionali, a cominciare dal governo degli Stati Uniti d’America. All’inizio del 2017 sono iniziati gli attacchi al presidente. La prima aggressione arrivò dall’Assemblea nazionale, controllata dalla controrivoluzione, che decise, il 9 gennaio, di “non riconoscerlo” e l’accusò di aver “abbandonato la carica”. Sbagliato e assurdo. Di fronte a tale tentativo di colpo di Stato costituzionale, ispirato al colpo di Stato parlamentare che rovesciò Dilma Rousseff in Brasile nel 2016, la Corte suprema di giustizia (TSJ) intervenne per osservare che secondo la Costituzione l’Assemblea nazionale non può licenziare il capo di Stato, eletto direttamente dal popolo. Da parte sua, il presidente rispose a tale tentativo di golpe organizzando, il 14 gennaio, massicce manovre civili-militari denominate “Esercitazione di azione antimperialista integrale Zamora 200”. Furono mobilitati circa 600000 soldati: militari, miliziani e attivisti del movimento sociale, offrendo un’impressionante dimostrazione dell’unità delle Forze Armate, del governo, del Partito socialista unificato del Venezuela (PSUV) e delle masse popolari. Era la prima vittoria del 2017.

Incoraggiata dalle elezioni negli Stati Uniti di Donald Trump, candidato della destra suprematista che è entrato in carica a Washington il 20 gennaio, l’opposizione venezuelana ha cercato d’intimidire il governo Maduro con una grande marcia il 23 gennaio, data della caduta del dittatore Marcos Pérez Jiménez nel 1958. Ma anche qui fallì pateticamente. Tra le altre ragioni, perché il Presidente Maduro rispose energicamente organizzando, lo stesso giorno, il trasferimento popolare delle vestigia di Fabricio Ojeda, leader rivoluzionario del rovesciamento di Pérez Jiménez, al Pantheon Nazionale. All’appello del presidente, centinaia di migliaia di abitanti di Caracas riempirono le strade della capitale. Ed era chiaro che il chavismo popolare dominava le piazze, mentre l’opposizione mostrava divisioni e incapacità di mobilitare. Era la seconda vittoria del Presidente Maduro.
Poco dopo intervenne la Corte suprema osservando che l’Assemblea nazionale “disobbediva alla legge” dal 2016. Infatti, come ricorderemo, durante le elezioni parlamentari del dicembre 2015, una frode fu denunciata nello Stato di Amazonas. Frode dimostrata da registrazioni in cui il segretario del governo statale offriva somme di denaro agli elettori per votare a favore dei candidati dell’opposizione. Di conseguenza, il TSJ sospese questi deputati. Ma l’Assemblea nazionale insistette nel cercare di farli giurare. L’aggiunta di questi tre deputati avrebbe infatti dato all’opposizione la maggioranza qualificata assoluta (due terzi dell’assemblea) e il potere di derogare le leggi organiche e limitare l’azione del Presidente stesso… Le tensioni tra parlamento e Corte suprema sono relativamente comuni in tutte le principali democrazie. In Europa, ad esempio, quando sorge un conflitto istituzionale tra poteri, è consuetudine che la Corte Suprema assuma i poteri del Parlamento. E negli Stati Uniti, persino un presidente esoterico come Donald Trump deve conformarsi alle recenti decisioni della Corte Suprema… Ma a Caracas, la controrivoluzione usò questo dibattito per rilanciare la campagna internazionale sulla cosiddetta “assenza di democrazia in Venezuela”. Con la complicità della nuova amministrazione statunitense, montò una colossale operazione di linciaggio mediatico globale contro Nicolás Maduro. Mobilitando i principali media: da CNN e Fox News a BBC, oltre ai principali media latinoamericani e caraibici e ai più influenti giornali globali, pilastri dell’egemonia conservatrice della comunicazione, nonché i social network. Allo stesso tempo, la destra venezuelana manovrò con l’intenzione d’internazionalizzare il conflitto trasferendolo all’Organizzazione degli Stati americani (OAS), “Ministero delle Colonie degli Stati Uniti” secondo Che Guevara. Seguendo le istruzioni del nuovo governo di Donald Trump e col sostegno dei regimi conservatori in America Latina, Luis Almagro, Segretario Generale dell’OAS, assunse un ruolo miserabile in tale manovra richiedendo l’applicazione della Carta Democratica contro il Venezuela. Ma Caracas contrattaccò ed ebbe la solidarietà diplomatica della maggioranza degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi. Nonostante disonestà e falsità del Segretario Generale dell’OSA, il Venezuela non fu mai in minoranza, vinse inconfutabilmente e i nemici della Rivoluzione Bolivariana, tra cui Washington, si ruppero i denti contro la solida strategia del Presidente Maduro basata su realtà, onestà politica ed etica. Infine, ad aprile, Caracas decise di ritirarsi dall’OAS accusando l’organizzazione di “azioni intrusive contro la sovranità del Venezuela”. Con immaginazione e audacia, in un contesto internazionale complesso, Nicolás Maduro ottenne la terza grande vittoria.

Nel frattempo, le tensioni aumentarono a Caracas quando, il 29 marzo, la Sala Costituzionale del TSJ dichiarò che “finché la situazione di disobbedienza alla legge e l’invalidità degli atti dell’Assemblea Nazionale persistono, la Sala Costituzionale garantirà che i poteri parlamentari siano esercitati direttamente da questa sala o dall’organismo che designa, al fine di garantire lo stato di diritto“. In precedenza, il TSJ aveva già indicato “che l’immunità parlamentare è garantita solo durante l’esercizio delle funzioni“, il che non era il caso poiché l’Assemblea nazionale si trovava in questa situazione di “disobbedienza alla legge”… L’opposizione anti-chavista strillò di paura. E con l’aiuto, ancora una volta, delle forze conservatrici internazionali, cominciò ad attuare un sedizioso piano controrivoluzionario. Inizia così la lunga e tragica “crisi delle Guarimbas” (violenze di strada dell’estrema destra). Per quattro interminabili mesi, da aprile a luglio, la controrivoluzione lanciò l’offensiva più disperata e brutale contro il governo bolivariano. Finanziate dai dollari della destra internazionale, le forze antichaviste. guidate da Primero Justicia e Voluntad Popular, organizzazioni di estrema destra. non esitarono a usare paramilitari, terroristi e mercenari del crimine organizzato in simultanee tattiche irregolari, nonché un’élite di esperti in guerra psicologica e propaganda “democratica”, col fine patologico di rovesciare Nicolás Maduro. Ubriachi di violenze, orde di “guarimberos” si gettarono all’assalto della democrazia venezuelana, attaccando, bruciando e distruggendo ospedali, centri sanitari, ambulatori, scuole, scuole superiori, di maternità, magazzini di alimenti e medicinali, edifici governativi, centinaia di aziende private, stazioni della metropolitana, autobus, beni pubblici… mentre moltiplicavano le barricate nei quartieri borghesi sotto il loro controllo. I violenti, che lanciavano dozzine di bottiglie molotov, accanendosi con le forze di sicurezza. Cinque di loro furono uccisi. D’altra parte, molti “guarimberos” mostrarono una tremenda ferocia tendendo sottili cavi d’acciaio attraverso le strade pubbliche per massacrare i motociclisti… O traboccavano odio e razzismo bruciando vivi i giovani chavisti. Ventinove in totale, nove dei quali morti. Il risultato: centoventuno persone uccise, migliaia di feriti e perdite milionarie. Durante questi quattro mesi di offensiva controrivoluzionaria, l’opposizione invocò anche attacchi alle basi militari e cercò di spingere le Forze Armate a marciare contro il governo legittimo e ad assaltare il palazzo presidenziale. L’estrema destra tentò di tutto per generare la guerra civile, rompere l’unione civile-militare e distruggere la democrazia venezuelana. Allo stesso tempo, su scala internazionale, la frenetica campagna mediatica continuava a presentare cho bruciava ospedali, assassinava inermi, distruggeva scuole e bruciava persone vive come “eroi della libertà”. Era il mondo capovolto delle “post-verità” e dei “fatti alternativi”… Non fu facile resistere a tanto terrore, tanta aggressività, e controllare l’ordine pubblico con la visione dell’autorità democratica, della proporzionalità e del rispetto dei diritti umani. Il Presidente Nicolás Maduro, costituzionale e legittimo, ci riuscì e trovò ciò che sembrava impossibile: l’uscita dal labirinto delle violenze. Con una grande idea, che nessuno si aspettava, destabilizzando e sconcertando l’opposizione: ritornare al potere costituente originale. Il pretesto del terrorismo “guarimbero” era infatti il disaccordo tra due legittimità: quella della Corte di giustizia suprema e quella dell’Assemblea nazionale. Nessuna delle due istituzioni voleva cedere. Come superare lo stallo? Sulla base degli articoli 347, 348 e 349 della Costituzione di Chavez del 1999, e facendo affidamento sul suo status di capo di Stato e massimo arbitro, il Presidente Maduro decise di riattivare il processo popolare costituente. Era l’unico modo per trovare un accordo con l’opposizione attraverso il dialogo politico e il discorso. E regolare il conflitto storico, trovando soluzioni ai problemi del paese. Pensò questo piano mentre aspettava il momento giusto. Il 1° maggio tutte le condizioni erano presenti. Quel giorno, il Presidente annunciò che l’elezione dei delegati all’Assemblea Costituente si sarebbe svolta il 30 luglio. Era l’unica opzione per la pace. Ma ancora una volta, confermando una disperata goffaggine politica, l’opposizione respinse la mano tesa. Tra gli applausi della stampa mondiale, nell’ambito della brutale e spietata campagna contro la Rivoluzione Bolivariana, i partiti d’opposizione accettarono di non partecipare… E si dedicarono, al contrario, a sabotare le elezioni, impedire l’accesso al suffragio, erigere barricate, bruciare urne e minacciare chi desiderava esercitare il diritto di voto. Fallirono. Non poterono impedire, il 30 luglio, al popolo uscì in massa puntando sulla democrazia contro violenze e terrore. Più di otto milioni e mezzo di cittadini andarono alle urne, superando ogni tipo di ostacolo. Confrontandosi con paramilitari e guarimberos, attraversando strade bloccate, fiumi e laghi, facendo il massimo per adempiere ai doveri civici, politici, etici e morali… Sconfiggere le minacce interne ed estere. Pochi si aspettavano una così ampia mobilitazione popolare, un tale afflusso di elettori e travolgente successo elettorale. Il giorno successivo, come previsto dal presidente, i “guarimbas” si dispersero. La violenza svanì. La pace regnava di nuovo. Con astuzia, pazienza, coraggio e decisione, il Presidente Maduro riescì a sconfiggere le “guarimbas” e ad abortire l’ovvio tentativo di colpo di Stato. Si oppose alle minacce e lo fece senza alterare la sostanza della sua politica. Questa fu la sua vittoria più spettacolare del 2017.

L’arrivo dell’Assemblea Costituente“, spiegò Nicolás Maduro, ha indubbiamente dato origine a un clima di pace che ha permesso l’offensiva politica della Rivoluzione Bolivariana. E questa offensiva favoriva ciò che molti pensavano fosse impossibile: altre due sensazionali e travolgenti vittorie elettorali. Quello dei governatori degli Stati, il 15 ottobre, con la conquista di 19 di questi governatorati su 23… Tra cui quelli di Miranda e Lara, due Stati la cui politica sociale era praticamente in pericolo nelle mani di opposizione. E più tardi il trionfo nel Zulia, Stato strategico, di grande peso demografico e dai grandi giacimenti di petrolio e gas… Allo stesso modo, la rivoluzione bolivariana vinse le elezioni municipali del 10 dicembre, ottenendo 308 municipi su 335, ovvero il 93% dei comuni .. il Chavismo è emerso in 22 (24) capitali, tra cui Caracas. Mentre la controrivoluzione confermò la propria impopolarità con una caduta libera degli elettori, perdendo più di 2,1 milioni di voti… Mostrando al mondo la vitalità del suo sistema democratico, il Venezuela è stato l’unico Paese ad organizzare, nel 2017, tre importanti elezioni nazionali… Tutte e tre vinte dal chavismo. Mentre la destra, demoralizzata da tanti disastri successivi, era atomizzata, disunita, intontita… I suoi capi si combattevano e i suoi simpatizzanti suonati, anche se ha il sostegno dei protettori internazionali. In particolare quello del più aggressivo: il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Per tutto il 2017, nella continuità dell’ordine esecutivo dell’8 marzo 2015 firmato da Barack Obama, che dichiara il Venezuela “insolita e straordinaria minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti”, Donald Trump pubblicava le sanzioni contro la Rivoluzione Bolivariana. L’11 agosto in particolare, brandì la minaccia dell’azione militare. Parlando ai giornalisti sul suo campo da golf del New Jersey, Trump dichiarò: “Abbiamo diverse opzioni per il Venezuela, inclusa una possibile opzione militare, se necessario”. Poi, il 25 agosto, nell’ambito del blocco finanziario contro Caracas, Trump vietò “a qualsiasi persona, entità, società o associazione, legalmente localizzata o che svolga attività negli Stati Uniti, dal commercio con titoli e debiti emesso da qualsiasi ente governativo venezuelano, vale a dire titoli della Repubblica emessi dalla Banca Centrale Venezuelana o dall’impresa statale PDVSA“. Tali sanzioni cercavano di portare il Venezuela in default (mancato pagamento del debito estero) chiudendo le porte dei mercati finanziari associati agli Stati Uniti a Stato e PDVSA (la compagnia petrolifera statale), impedendogli di offrire titoli e ottenere valuta estera. Già Lawrence Eagleburger, ex-segretario di Stato del presidente George W. Bush, ammise apertamente, in un’intervista a Fox News che la guerra economica contro il Venezuela era effettivamente attuata da Washington: “Dobbiamo usare gli strumenti, disse l’ex-segretario di Stato, per peggiorare l’economia venezuelana in modo che l’influenza del chavismo nel Paese e nella regione crolli (…) Tutto ciò che possiamo fare affinché l’economia venezuelana affondi nelle difficoltà, una buona idea”. L’attuale ministro del Tesoro Steven Mnuchin ha ufficialmente confermato che le nuove sanzioni mirano a “strangolare il Venezuela”. Di fronte a un’aggressione così insolente, Nicolás Maduro ha detto che il default “non ci sarà mai”. Primo, perché il Venezuela è il Paese sudamericano che ha ripagato di più il debito. Negli ultimi quattro anni, Caracas ha erogato circa 74 miliardi di dollari… e questo perché il governo bolivariano “avrà sempre una strategia chiara” nel rinegoziare e ristrutturare il debito estero. Il presidente denunciò che ciò che i nemici del chavismo cercano è l’isolamento finanziario della rivoluzione bolivariana fin quando perderà tutte le possibilità di un credito. Per affogarlo a poco a poco, vogliono generare paura tra gli investitori privati, in modo che non acquistino titoli, non partecipino alla rinegoziazione del debito e non vi facciano investimenti. Nicolás Maduro spiegava che al di là del blocco, ciò che il Venezuela affrontava è una “persecuzione” da Paesi come Canada ed Unione europea. Persecuzione attiva contro commercio, conti bancari e movimenti finanziari. Ma il presidente sapeva come evitare tali attacchi, e sorprese, ancora una volta, i nemici annunciando, il 3 novembre, la creazione di una Commissione per consolidare il rifinanziamento e la ristrutturazione del debito estero, con l’obiettivo di sconfiggere l’aggressione finanziaria. “Effettueremo una completa riformattazione dei pagamenti esteri per raggiungere l’equilibrio, affermava, spezzeremo i modelli internazionali”. E così è stato. Pochi giorni dopo, sfidando il blocco finanziario, e come prima tappa del riavvicinamento per la rinegoziazione e la ristrutturazione programmata dal presidente, sbarcarono a Caracas, per incontrare il governo bolivariano, un gruppo di detentori del debito venezuelano di Stati Uniti, Panama, Regno Unito, Portogallo, Colombia, Cile, Argentina, Giappone e Germania. Questa fu una vittoria innegabile per il Presidente Maduro.

Va notato che il conflitto di quarta generazione contro la Rivoluzione Bolivariana si combatte su più fronti e simultaneamente e coerentemente comprende quattro guerre: 1) una guerra insurrezionale elaborata da esperti in sovversione, sabotaggio e psicologia di massa, con l’uso di mercenari, esplosione ciclica di “guarimbas” criminali e attacchi terroristici a caserme, obiettivi militari e infrastrutture globali (rete elettrica e idrica, raffinerie, ecc.); 2) una guerra mediatica, con stampa, radio, televisione e social network convertiti in nuovi eserciti di conquista attraverso l’uso pianificato della propaganda per addomesticare le menti e sedurre i cuori; 3) una guerra diplomatica con molestie in alcuni forum internazionali, in particolare l’OAS, ed attacchi dei Paesi del cosiddetto “gruppo di Lima”, regolarmente raggiunti da Stati Uniti, Canada ed ‘Unione Europea; e 4) una guerra economica e finanziaria con accaparramento e creazione di scarsità di cibo e medicine, manipolazione del tasso di cambio da parte di uffici illegali, inflazione indotta, blocco bancario e distorsione del ‘rischio Paese’. Sul rischio Paese non va dimenticato che, negli ultimi quattro anni, Caracas ha onorato tutti i pagamento del debito, senza eccezioni, per oltre 74 miliardi di dollari, e ciò dovrebbe aver drasticamente abbassato il rischio Paese. In effetti, non vi è alcun rischio nel continuare a prestare denaro in Venezuela poiché paga tutti i debiti in modo ossequioso. Tuttavia, il rischio Paese continuava a salire… Attualmente, secondo JP Morgan Bank, si attesta a 4820 punti, vale a dire trentotto volte quello del Cile, un Paese con lo stesso rapporto debito/PIL del Venezuela… Caracas quindi paga a caro prezzo per aver optato, democraticamente, per un sistema politico socialista. Sul blocco bancario, per tutto il 2017 e in particolare dopo le sanzioni di Donald Trump, si sono moltiplicate le violazioni unilaterali dei contratti. A luglio, ad esempio, l’agente di pagamento Delaware informò che la sua banca corrispondente, l’US National Bank, rifiutò di ricevere fondi dalla compagnia petrolifera statale Pdvsa. In agosto, Novo Banco de Portugal notificava a Caracas l’impossibilità di effettuare transazioni in dollari in seguito al blocco delle banche degli intermediari statunitensi. Più tardi, la Bank of China di di Francoforte, alleata di Caracas, non poté pagare più i 15 milioni dovuti dal Venezuela alla società mineraria canadese Gold Reserve… In novembre, più di 39 milioni di dollari, destinati al pagamento di 23 acquisti di alimentari per Natale, furono rispediti a Caracas perché le banche intermedie dei fornitori non accettavano denaro dal Venezuela… D’altra parte, all’inizio di settembre, si è appreso che la società finanziaria Euroclear, filiale della banca statunitense JP Morgan, bloccò un pagamento di 1200 milioni da parte del governo bolivariano per l’acquisto di medicine, impedendo l’acquisito di 300000 dosi di insulina… Allo stesso tempo, un laboratorio colombiano, appartenente al gruppo svedese BSN Medical, rifiutò di accettare il pagamento da parte del Venezuela di una spedizione di primipina, medicina per il trattamento della malaria. Lo scopo di tali blocchi è impedire al governo bolivariano di usare le risorse per acquisire cibo e medicinali di cui ha bisogno la popolazione. Tutto questo per spingere le persone a protestare e a generare il caos nel sistema sanitario, mettendo in pericolo la vita di migliaia di pazienti. In questo caso, grazie alle relazioni internazionali, il presidente concretizzò a novembre l’urgente importazione di grandi quantità d’insulina dall’India. Centinaia di pazienti poterono aver salva la vite, e senza dubbio costituiva un’altra vittoria di Nicolas Maduro.
Per spezzare il blocco finanziario, il presidente annunciava, a novembre, un’altra iniziativa: la creazione della moneta digitale petro, suscitando grande entusiasmo nella comunità degli investitori delle criptovalute, ponendo il Venezuela all’avanguardia nella tecnologia e nella finanza globale, e suscitando enormi aspettative. Soprattutto perché il prezzo del petrolio non sarà legato ai capricci del mercato e alle speculazioni, ma al valore internazionale di beni reali come oro, gas, diamanti e petrolio. Il Venezuela ha quindi compiuto un notevole passo avanti verso un meccanismo rivoluzionario di finanziamento al quale alcuna potenza straniera può imporre sanzioni o boicottare l’arrivo di capitale. In questo senso, il petro è una nuova e chiara vittoria del presidente Maduro.

Bisogna aggiungere che tra tutte queste battaglie, e nonostante la completa bancarotta del modello della dipendenza dal petrolio, il presidente prestava particolare attenzione al mantenimento della continuità del socialismo bolivariano e che i più poveri non rimanessero senza scuola, lavoro, tetto, cure mediche, reddito, cibo… Il governo rivoluzionario continuava a finanziare importanti opere pubbliche e a costruire abitazioni: nel 2017 furono donate alla popolazione oltre 570 mila unità abitative… La Missione del Barrio Adentro (centri di salute pubblica) e tutte le missioni sociali sono state mantenute. Il piano “Semi” fu rafforzato. La Missione di Sovranità Alimentare ampliata. Le fiere della produzione rurale sovrana si sono moltiplicate. Si è fatto coraggio e, in mezzo a tante tempeste, il Presidente Maduro ha realizzato un miracolo sociale salvando il Paese. La controrivoluzione non poteva fermare l’avanzata del socialismo. In questa prospettiva, i Comitati di approvvigionamento e produzione locali (CLAP), un modello centralizzato per la distribuzione diretta di cibo, continuavano a svilupparsi su tutto il territorio nazionale. Quattro milioni di venezuelani dei settori popolari beneficiano di questa protezione contro le carenze causate dalla guerra economica. Inoltre, il Presidente Maduro ha intrapreso, per tutto il 2017, nuove iniziative sociali. La più spettacolare è stato il Libretto della Patria, un nuovo documento d’identità che consente di conoscere, attraverso un sistema di codici QR, lo status socio-economico dei cittadini. In questo modo, promuove l’accesso delle famiglie bisognose all’assistenza sociale delle missioni socialiste. A fine dicembre 2017, 16,5 milioni di cittadini si erano registrati nel registro del Libretto della Patria. Il presidente ha anche stimolato la creazione del movimento “Somos Venezuela” il cui scopo è accelerare il processo di concessione dell’assistenza sociale. I duecentomila brigatisti di “Somos Venezuela” hanno il compito di identificare, casa per casa, i bisogni delle famiglie registrate. Quindi, l’aiuto è concesso alle famiglie in base alle loro reali esigenze. Un altro importante obiettivo del movimento “Somos Venezuela” è provvedere al 100% dei pensionati in tutto il Paese, come promesso da Nicolás Maduro. Il presidente ha anche proposto il piano “Chamba Juvenil” per i giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni, con l’obiettivo d’integrarli nell’occupazione in settori volti a soddisfare i bisogni umani identificati attraverso il Libretto della Patria, e come parte del movimento “Somos Venezuela“. Il piano comprende, in particolare, giovani studenti universitari disoccupati, giovani extrascolastici, madri sole con responsabilità familiari e giovani senzatetto. Si stima che questo nuovo piano genererà 800 mila posti di lavoro. Tutti questi progressi sociali sono stati, senza dubbio, alcune delle vittorie più preziose del Presidente Maduro nel 2017.
Potremmo anche citare i successi ottenuti nel campo della politica estera, in particolare lo straordinario tour internazionale di ottobre in Bielorussia, Algeria, Russia e Turchia, che ha portato ad importanti accordi bilaterali per vincere la guerra economica e sociale. O le trattative incessanti del presidente con i Paesi produttori di petrolio (OPEC e non OPEC) che hanno permesso, nel 2017, l’aumento spettacolare del prezzo al barile di oltre il 23%! Citiamo anche la principale offensiva contro la corruzione iniziata lo scorso novembre, con l’annuncio di diverse dozzine di arresti spettacolari tra dirigenti di PDVSA e CITGO (consociata di PDVSA negli Stati Uniti, NdT), tra i quali i manager di prima linea. Non era successo niente del genere in cento anni di industria petrolifera venezuelana. Fu senza dubbio la vittoria più discussa del Presidente Maduro alla fine del 2017. Infine, va ricordato che la distruzione dell’immagine di Nicolás Maduro è lo scopo principale delle campagne di propaganda mondiali guidate dalle grandi società di comunicazione. Per non parlare della guerra digitale permanente su Internet attraverso più piattaforme web e social networkcome FacebookTwitterWhatsAppYoutubeInstagram, ecc. Tutte queste armi di manipolazione di massa cercano di degradare la figura del presidente e di manipolare la realtà venezuelana. Nascondo il reale sostegno di ampi settori della popolazione verso il Presidente e le violenze dell’opposizione. L’obiettivo è politico: piegare il Venezuela Bolivariano, attore chiave del sistema-mondo, non solo per la sua considerevole ricchezza ma, soprattutto, per il modello rivoluzionario e sociale, e naturalmente per l’importanza geopolitica come potenza antimperialista dall’influenza regionale. Finora, tutti tali piani per sconfiggere Nicolás Maduro sono falliti. Come egli stesso ha affermato, “l’imperialismo non è stato in grado di soffocarci e non potrà fare nulla contro la Rivoluzione Bolivariana, in qualunque terreno cerchi”. Al contrario, il presidente si è rafforzato nel 2017. Ciò gli ha permesso di riprendere l’iniziativa strategica di pacificare il Paese. Preoccupato dalla difesa di grandi interessi nazionali e fedele ai principi di onestà e umiltà, Nicolás Maduro propose all’opposizione di sedersi al tavolo dei negoziati e riprendere il dialogo. Questa volta nella neutra Santo Domingo (capitale della Repubblica Dominicana, NdT). Sulla base del rispetto e del riconoscimento reciproco. Con l’idea di ripristinare un negoziato nazionale permanente come metodo democratico per difendere i migliori interessi della nazione e per regolare il conflitto che nasce naturalmente dalle differenze politiche durante la rivoluzione. Tale progresso verso la pace potrebbe essere la vittoria più popolare per il presidente.

In questo anno eroico di attacchi brutali e aggressività continua, il chavismo ha dimostrato la sua forza e combattività, riuscendo ad ampliare la sua base e le forze politiche e sociali favorevoli alla rivoluzione. Poggi è più forte che mai. il che significa sollievo e speranza luminosa per tutta l’America Latina. Senza offesa per i suoi nemici, il Presidente Nicolas Maduro si conferma, con le sue dodici brillanti vittorie nel 2017 e come dicono i suoi ammiratori, “indistruttibile”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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