background img
Complottisti Staff

L’EFFETTO GREGGE… SEGUIRE SEMPRE LA MASSA.

8 mesi ago written by

L’istinto innato che ci porta a seguire la massa e a conformare le nostre opinioni a quelle prevalenti in società.

Ciò che si sapeva da tempi immemorabili, è stato verificato da degli esperimenti. Del resto, lo si poteva vedere e lo si può ancora vedere – forse in modo ancor più accentuato rispetto al passato – come tantissime persone, una grande maggioranza di queste, non fa altro che imitare e seguire i comportamenti, le posture, il modo di parlare, di atteggiarsi e di vestirsi proposti dalla moda o da qualche persona (anche solo temporaneamente) famosa e di successo. Le persone sembrano tutte uguali, fanno tutte le stesse cose, dicono le stesse cose, comprano le stesse cose, indossano le stesse cose, etc., se va di moda l’orecchino lo portano tutti, se va di moda il tatuaggio se lo fanno tutti, se va di moda il piercing se lo fanno tutte, se va di moda il cellulare ‘tal dei tali’ tutti in fila per comprarlo, se va di moda la dieta di ‘Pinco Pallino’ tutti a dieta etc.
Si potrebbe “continuare all’infinito”…

L’effetto gregge definito anche “effetto carrozzone” (dal nome inglese, bandwagon, che indica il carro su cui sta la banda durante le sfilate) è il fenomeno per cui le persone compiono alcuni atti o credono in alcune cose solo perché lo fa la maggioranza della gente. In altre parole, questo effetto è caratterizzato dal fatto che la probabilità che qualcosa venga adottato o creduto aumenta al crescere della percentuale di persone che già lo fanno. Man mano che la gente crede sempre di più in qualcosa, altri “saltano sul carro” a prescindere dal fatto che quel fenomeno sia dimostrato o meno.

Questo effetto è un valido alleato ad esempio sul fronte del marketing e delle vendite. Alcune aziende puntano proprio su questo comportamento umano per prosperare.
Nell’ambito di una strategia di marketing, il consumatore può essere persuaso grazie al principio di riprova sociale (l’effetto gregge appunto).

Inutile dire che nella vita quotidiana siamo spesso influenzati ( v. influencer marketing) da questo effetto, o rischiamo di esserlo. Per esempio, potremmo essere invogliati ad acquistare un prodotto tecnologico per la sua popolarità, senza domandarci se in realtà ne abbiamo davvero bisogno (o peggio, se ce lo possiamo permettere). Questo potrebbe essere un vantaggio per le aziende, nel momento in cui riescono a creare un fenomeno di questo genere per i propri prodotti o servizi.
La proposta di casi di successo dovuti all’uso dei propri prodotti o servizi (testimonial) è infatti un potente strumento di marketing per convincere altri a diventare clienti.

Il campo di applicazione probabilmente più noto di questo effetto è quello politico. Alcune persone tendono a farsi influenzare dai risultati previsti delle elezioni e a scegliere di conseguenza il candidato o il partito che sembra avere maggiori possibilità di successo, anche quando questo non comporta l’ottenimento di benefici diretti. Questo è il motivo per cui in molti paesi è vietato pubblicare i risultati degli exit poll prima che si sia ufficialmente concluso l’orario di voto, e anche uno dei motivi alla base della notorietà (ai limiti dell’ossessione) per i sondaggi sulle elezioni con cui si monitora l’andamento delle intenzioni di voto.

Un altro campo in cui l’effetto gregge spesso si manifesta (con conseguenze talvolta deleterie) è quello dei piccoli gruppi (nelle aziende per esempio), che spesso possono commettere errori anche gravi perché implicitamente tutti i membri aderiscono allo stesso modo di pensare.
Si tratta di un fenomeno assimilabile al “pensiero di gruppo” (group think), che in genere avviene perché le persone privilegiano l’armonia e la condivisione dei punti di vista piuttosto che rischiare di creare conflitti.
Il group think porta a evitare punti di vista alternativi o informazioni che possono mettere in crisi il sentire comune dei membri.

L”effetto gregge” è tanto più probabile quanto più è forte la convinzione individuale di ciascun singolo che il proprio comportamento, seppur omologato, sia il frutto di una libera scelta individuale.

Attraverso alcuni esperimenti condotti nel corso degli anni è stato possibile dimostrare che nelle situazioni di dubbio e d’ incertezza gli esseri umani (e non solo quelli animali) tendono a comportarsi come un gregge (da cui la denominazione effetto gregge dell’istinto gregario), ovvero come un grande gruppo di “agenti” che seguono regole elementari e le cui condotte individuali sono influenzate da quelle degli agenti più vicini. In altre parole, quando non si è certi di cosa sia meglio fare, si è spinti ad agire nella stessa maniera in cui ha agito chi ci è più prossimo.

Agire come pecore presenta dei vantaggi? Assolutamente sì.

Per quanto riguarda l’aspetto sociale l’istinto gregario, quando correttamente “sfruttato”, consente una migliore gestione delle masse in situazioni di emergenza e di forte afflusso (è sufficiente inserire all’interno dei grandi gruppi dei leader nascosti che sappiano esattamente come comportarsi per far sì che tutti li seguano); per quanto concerne, invece, l’aspetto psicologico individuale, a fare come fan tutti non si sbaglia mai poiché, nel caso in cui le cose dovessero andar bene, si penserà di essere stati intelligenti a uniformarsi (autonomamente, s’intende) e nel caso in cui le cose andassero male, ci si consolerà pensando che non si è stati i soli ad aver sbagliato.

L’idea che la tendenza a uniformarsi alla massa sia segno di passività, mancanza di personalità e soggezione è, dunque, perlomeno in parte, errata: le persone seguono i capibranco non tanto perchè non siano in grado di ragionare con la loro testa e di prendere della decisioni che vadano contro corrente, ma perchè ne ricavano dei vantaggi individuali (fosse anche solo l’infantile sensazione di non essere responsabili delle scelte poste in essere).

Pecore sì, insomma, ma con criterio.

Article Tags:
Article Categories:
Controllo Globale