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NEUROTECNOLOGIA: la DARPA sta sviluppando un sistema per connettere l’uomo alle macchine!

Il Pentagono sta costruendo una tecnologia che potrebbe un giorno trasformare la fantasia in realtà. La Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) sta selezionando i “team” per sviluppare una “interfaccia neuronale”:ciò consentirebbe alle truppe dell’esercito,  di connettersi ai sistemi militari usando esclusivamente le loro onde cerebrali.

IL NEUROTECHNOLOGY PROGRAM

La DARPA punta tutto sulle neurotecnologie, con l’intenzione di passare al livello successivo: la scienza che studia l’impiego di tecnologie informatiche, meccaniche e biologiche sul sistema nervoso, viene oggi considerata determinante per gli scenari militari del futuro. La DARPA oggi, vuole sviluppare sofisticati sistemi che siano in grado di collegare il cervello umano alle macchine, garantendo così “produttività, velocità nel flusso di informazioni”.

L’impiego delle neurotecnologie, in campo militare non è una novità:  nel 2014 l’amministrazione Obama aveva affidato le sue aspettative militari, ad un programma chiamato  ElectRx con lo scopo di studiare nuovi chip e innestarli nei militari dell’esercito USA., con l’obbiettivo di monitorare e modulare, il sistema nervoso dei membri dell’esercito, garantendo loro di far fronte in maniera migliore alle condizioni fisiche e mentali durante il combattimento.

IL PROGRAMMA N3

Oggi si punta ad un altro tipo di impiego del sistema, stavolta in condizione di operatività normale: il programma N3, vuole sviluppare un “sistema di interfaccia neurale, sicuro e portatile, in grado di leggere e scrivere contemporaneamente su più punti del cervello”,  afferma Al Emondi, direttore del programma presso l’ufficio Tecnologie Biologiche DARPA che spiega l’intenzione dello studio:

Stiamo chiedendo a team multidisciplinari di ricercatori  di costruire approcci per permettere interazioni precise con aree molto piccole del cervello, senza sacrificare la risoluzione del segnale o introdurre una latenza inaccettabile nel sistema N3”. Alcuni sistemi per comunicazione macchina-cervello già esistono, ma in passato “la neurotecnologia ad alta risoluzione e non chirurgica è stata elusiva.Grazie ai recenti sviluppi nell’ingegneria biomedica, nelle neuroscienze, nella biologia sintetica e nella nanotecnologia, ora crediamo che l’obiettivo sia accessibile”.

In altre parole, la tecnologia consentirebbe alle persone di controllare, sentire e interagire con una macchina remota come se fosse parte del proprio corpo.

“Dalla prima volta che un essere umano ha scolpito una pietra in una lama o formato una lancia, gli umani hanno creato strumenti per aiutarli a interagire con il mondo che li circonda.Gli strumenti che usiamo sono diventati più sofisticati nel tempo … ma richiedono comunque una qualche forma di interfaccia di controllo fisico: tattile, di movimento o vocale.Ciò che le interfacce neurali promettono è un’esperienza più ricca, più potente e più naturale in cui il nostro cervello diventa effettivamente lo strumento”, questa la conclusione del “program manager”.

DARPA ha iniziato a studiare le interazioni tra uomo e macchina negli anni ’60: attraverso il suo programma Revolucionando Prótesis, DARPA ha creato un arto protesico. Con esso, i veterani disabili, possono ora controllare il movimento dell’arto, usando un elettrodo impiantato nel  cervello: il sistema offre a questa categoria di persone, la possibilità di creare un movimento “quasi naturale” del braccio e della mano durante la trasmissione di segnali che riflettono il senso del tatto nel loro cervello.

Ora l’agenzia vuole creare un dispositivo analogo per uomini e donne, che non necessiti di innesto chirurgico.

Il programma N3 è diviso in due tracce:

  • Interfacce non invasive fuori dal corpo.
  • interfacce invasive che potrebbero richiedere agli utenti, di ingerire composti chimici diversi per aiutare i sensori esterni a leggere la loro attività cerebrale.

In entrambe le tracce, le tecnologie sono”bidirezionali”: significa che possono leggere l’attività cerebrale e scrivere nuove informazioni per l’utente.  Emondi, ha ipotizzato che l’interfaccia potrebbe essere utilizzata per “aiutare un pilota a coordinare una flotta di droni con i suoi pensieri, o per controllare un robot dispiegato in remoto usando i segnali del motore dal suo cervello“. Ha aggiunto che gli specialisti della sicurezza informatica potrebbero persino connettersi al sistema per monitorare le diverse parti di una rete di computer con i loro corpi fisici: a seconda di come è progettata l’interfaccia, lo specialista potrebbe “ascoltare” un attacco informatico quando si verifica o “percepirlo” nella parte del corpo che corrisponde a una sezione della rete, perchè la stimolazione di alcuni neuroni, crea sensazioni diverse nel corpo.

Il team impegnato nel progetto, deve ora decidere in che modo questi dispositivi trasmetteranno i segnali al cervello: la DARPA, richiede che il progetto soddisfi una serie di requisiti di sicurezza e salute, affrontando anche, ogni possibile “problema” di sicurezza informatica.

Emondi sottolinea che il progetto non è semplicemente  un nuovo modo di pilotare un aereo o di parlare con un computer, ma uno strumento per la formazione di un team uomo-macchina .

Il team  avrà quattro anni per creare un’interfaccia neuronale funzionale. DARPA ha rifiutato di commentare i livelli di finanziamento del progetto.

di Monica E.

Per la Redazione Segnidalcielo

L’articolo NEUROTECNOLOGIA: la DARPA sta sviluppando un sistema per connettere l’uomo alle macchine! proviene da Segni dal Cielo.