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Noam Chomsky e la crisi dei rifugiati in Europa

Crisi dei rifugiati – La voce di Noam Chomskyrimane una campana quasi unica nel suo genere, un faro di speranza e di ottimismo in questi tempi bui, in questa epoca di disuguaglianza economica senza precedenti autoritarismo crescente, darwinismo sociale, con una sinistra che ha voltato le spalle alla lotta di classe.

Noam Chomsky è stata la “coscienza morale dell’America” per più di mezzo secolo (anche se rimane sconosciuto alla maggior parte dei suoi connazionali), come pure è il più famoso intellettuale pubblico in tutto il mondo. Si è espresso con forza contro l’aggressione dagli Stati Uniti, ha difeso e difende i diritti dei deboli e degli oppressi in tutto il mondo dai tempi della guerra del Vietnam fino ad ora. Le sue analisi sono sempre basate su fatti inconfutabili e derivano da considerazioni profondamente morali su libertà, democrazia, diritti umani e dignità umana.

Esprimendosi recentemente sulla crisi dei rifugiati in Europa ha sostenuto che la crisi, formatasi da molto tempo, ha subito un impatto in Europa perché ha superato i limiti del Medio Oriente e dell’Africa. Due colpi di martello occidentale hanno avuto un effetto drammatico.

Il primo è stato l’invasione degli Stati Uniti e del Regno Unito dell’Iraq, che ha inferto un colpo quasi mortale a un Paese che era già stato devastato da un massiccio attacco militare vent’anni fa, seguito dalle sanzioni praticamente genocide anglo-americane. Oltre all’omicidio e alla distruzione, la brutale occupazione ha innescato un conflitto di identità che sta ora distruggendo il Paese e l’intera area. L’invasione ha spostato milioni di persone, molte delle quali sono fuggite e sono state assorbite dai Paesi limitrofi, Stati poveri che sono stati lasciati al loro destino per affrontare in qualche modo i detriti dei nostri crimini.

Uno dei risultati dell’invasione è la mostruosità dell’Isis/Daesh, che contribuisce all’agghiacciante catastrofe siriana. Anche in questo caso, i Paesi vicini hanno assorbito il flusso di rifugiati. Solo la Turchia ha più di due milioni di rifugiati siriani. Allo stesso tempo, contribuisce a questo flusso con la sua politica in Siria: il sostegno agli estremisti del Fronte di Al-Nusra e di altri terroristi e l’attacco ai curdi, che costituiscono la principale forza di terra per opporsi all’Isis, che ne beneficia anche per il supporto – tacito o meno – dei turchi. Ma questa valanga non può più essere contenuta in quella regione.

Crisi dei rifugiati e il saccheggio dell’Africa

Il secondo colpo di martello ha distrutto la Libia, che ora è un caos di gruppi avversari, una base per l’Isis, una ricca vena di terroristi e armi dall’Africa occidentale al Medio Oriente e un imbuto per il flusso di rifugiati dall’Africa. Questo a sua volta determina fattori a lungo termine. Per secoli, l’Europa ha torturato l’Africa. Più delicatamente, l’Europa l’ha sfruttata per il proprio sviluppo, per seguire la raccomandazione del grande pianificatore americano, George Kennan, dopo la seconda guerra mondiale.

La storia, che dovrebbe essere familiare, è più che grottesca. Per prendere un solo caso, consideriamo il Belgio, che è ora sopraffatto dalla crisi dei rifugiati. La ricchezza di questo Paese deriva in gran parte dallo “sfruttamento” del Congo con una brutalità che supera anche quella dei suoi concorrenti europei. Il Congo ha finalmente ottenuto la sua libertà nel 1960. Sarebbe potuto diventare un Paese avanzato e ricco una volta liberato dalle catene belghe, e avrebbero anche guidato lo sviluppo dell’Africa. Le speranze erano fondate, sotto la guida di Patrice Lumumba, una delle figure più promettenti in Africa. La Cia lo aveva segnato per assassinarlo, ma i belgi arrivarono prima. Hanno tagliato il suo corpo in pezzi e lo hanno sciolto in acido solforico. Gli Stati Uniti e i loro alleati sostenevano l’assassino e il cleptomane Mobutu. Attualmente il Congo orientale è la scena dei peggiori massacri del mondo, con l’aiuto del Ruanda, il favorito degli Stati Uniti, mentre le milizie a confronto alimentano il desiderio delle multinazionali occidentali di ottenere minerali con cui fabbricare telefoni cellulari e altri meraviglie tecnologiche.

Con questa immagine si ottiene una generalizzazione di ciò che accade in Africa, esacerbata da innumerevoli crimini. Per l’Europa tutto questo diventa una crisi di rifugiati, a cui si aggiunge un elemento di disastro naturale: le orribili carestie dell’Africa centrale possono essere dovute anche all’assalto dell’ambiente durante l’Antropocene, la nuova era geologica in cui le attività umane, in particolare l’industrializzazione, hanno gradualmente distrutto ogni speranza di una sopravvivenza decente. E la distruzione continuerà, a meno che non invertiamo la tendenza.

di Cristina Amoroso

Fonte Il Faro sul Mondo

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