Controinformazione

Putin ha predetto la fine del potere globale degli Stati Uniti

Finian Cunningham SCF 29.12.2017

Come un buon vino, il famoso discorso del Presidente Vladimir Putin a Monaco di dieci anni fa sulla sicurezza globale, è stato premiato dal tempo. A distanza di un decennio, le molte sfaccettature contenute in quell’indirizzo sono diventate chiare e tangibili. Parlando a un pubblico internazionale di alto livello all’annuale Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il 10 febbraio 2007, il leader russo aprì dicendo che avrebbe parlato apertamente delle relazioni mondiali e non di “vuoti termini diplomatici”. In quello che seguì, Putin non deluse. Con candore e incisività, spianò completamente l’arroganza del potere unilaterale statunitense, condannando le “aspirazioni alla supremazia mondiale” come pericolo per la sicurezza globale. “Vediamo il disprezzo sempre più grande per i principi base del diritto internazionale”, aggiungendo in un secondo momento: “Uno Stato, ovviamente, soprattutto gli Stati Uniti, ha oltrepassato i confini nazionali in ogni modo“. Ma, inoltre, Putin prevedeva che l’arroganza statunitense al dominio unipolare avrebbe portato alla fine del potere con la ricerca di tale supremazia. Un mondo unipolare, disse, è “un mondo in cui c’è un solo padrone, un unico sovrano. E alla fine ciò è dannoso non solo per chi è in tale sistema, ma anche per il sovrano perché si distrugge dall’interno“. A dieci anni di distanza dalla dichiarazione, pochi possono dubitare che la posizione globale degli Stati Uniti sia decaduta in modo spettacolare, proprio come Putin previde nel 2007. L’esempio più recente è il sordido affare all’inizio di questo mese del ricatto e del bullismo degli Stati Uniti alle Nazioni Unite per le risoluzioni che ripudiano la dichiarazione sconsiderata di Washington su Gerusalemme capitale israeliana. Altri esempi di leadership statunitense decaduta si notano in relazione alle spericolate minacce di guerra del presidente Trump, invece che diplomatiche, alla Corea democratica per il suo programma di armi nucleari. O l’irrazionale e infondata bellicosità di Trump nei confronti dell’Iran. La propensione statunitense all’uso della forza militare a prescindere dalla diplomazia e dalla legge internazionale lascia la maggior parte delle nazioni avere un brivido di disprezzo e trepidazione. Un altro esempio di leadership statunitense decaduta è il modo rozzo con cui l’amministrazione Trump rifiuta unilateralmente l’Accordo internazionale di Parigi del 2015 per combattere i cambiamenti climatici deleteri. Trump la considera una cospirazione per minare l’economia statunitense, facendo allusione alla recente strategia di sicurezza nazionale. Come può un tale capo globale auto-dichiarato essere preso sul serio e, non meno, rispettato? L’avvertimento di Putin che gli Stati Uniti alla ricerca dell’unipolarismo “si autodistruggeranno“, non può essere più lampante. Perché per cercare tale supremazia, tale potenza, per necessità della propria ambizione, deve respingere lo stato di diritto e il principio di democrazia come null’altro che fastidiosi vincoli all’egemonia.

Il presidente Trump ama parlare a volte della “coesistenza pacifica degli Stati nazionali sovrani”. Ma qualunque sia la virtù a cui miri o le chiacchiere che offre, ciò viene totalmente negato dalle ambizioni statunitensi al dominio unipolare, ambizioni presenti nelle amministrazioni di Washington dalla fine della Guerra Fredda, più di 25 anni fa. Su tale visione del mondo, Putin disse: “Ritengo che il modello unipolare non solo sia inaccettabile ma anche impossibile oggi“. L’impossibilità e l’inammissibilità derivano dall’inevitabile tendenza all’unilateralismo, rifiutando il principio di uguaglianza davanti la legge. L’aspirante egemone unipolare, per definizione, si considera al di sopra della legge. Una visione così egoistica porta alla tirannia e all’abuso di potere. Dalla fine dell’equilibrio di potere della guerra fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, il mondo è immerso in uno stato di guerre e conflitti permanenti per via della propensione degli Stati Uniti ad agire da soli e sulla base del fatto che la loro “forza è giusta”. Dieci anni fa a Monaco, Putin osservò: “Le azioni unilaterali e spesso illegittime non hanno risolto alcun problema. Inoltre, hanno causato nuove tragedie umane e creato nuove tensioni. Giudicate voi stessi: guerre e conflitti locali e regionali non sono diminuiti… molte più persone muoiono rispetto a prima. Significativamente di più, molto di più!” La posizione unipolare voluta dagli Stati Uniti conduce ineluttabilmente a un mondo di illegalità, caos, insicurezza, paura, violenza e, con un ciclo diabolico, aggrava il deterioramento di tutti questi aspetti. “Oggi assistiamo a un uso iper-ristretto della forza, militare, nelle relazioni internazionali, forza che fa precipitare il mondo in un abisso di conflitti permanenti“, disse Putin a Monaco. Ricordiamo che il leader russo parlava al culmine delle guerre statunitensi, inglesi e NATO in Afghanistan e Iraq, forse i due peggiori crimini di guerra nell’ultimo quarto di secolo. Le violazioni sono rimaste impunite, come si conviene all’arroganza del potere unipolare, e a causa di tale impunità, illegalità ed abuso dei diritti sovrani nazionali si sono esacerbati, come avvertì Putin.

Diplomazia, diritto internazionale, dialogo e consenso sono stati scartati. Si guardi come Stati Uniti ed alleati della NATO hanno demolito la Libia nel 2011, e come hanno saccheggiato la Siria segretamente attraverso una sporca guerra per procura di sette anni; una guerra interrotta solo dalla Russia e dall’intervento militare di principio iraniano, alla fine del 2015. Guardate come Stati Uniti e loro alleati della NATO hanno destabilizzato l’Ucraina, eppure accusano la Russia, anche se Washington si prepara ad armare il regime a Kiev installatosi con un colpo di Stato nel febbraio 2014. La provocatoria espansione della NATO in Europa con le armi puntate ai confini della Russia fu un risultato su cui Putin mise in guardia nel 2007, ammonendo che avrebbe portato a più insicurezza e tensioni in Europa, non meno. Putin aveva ragione nel dire aperamente la verità sul potere in quel discorso del 2007, piuttosto che usare “vuoti termini diplomatici”, come disse. Non possiamo sperare di correggere i problemi a meno che non affrontiamo esattamente questi problemi. In tal modo, Putin merita un elogio immenso per aver esposto la corruzione del potere assoluto nelle relazioni mondiali. Ma non c’è dubbio che il suo discorso coraggioso a Monaco nel 2007 gli abbia procurato l’odio dei pianificatori imperiali di Washington. In effetti, Putin notò che la Russia si scrollava di dosso lo status di vassallo che il suo predecessore Boris Eltsin aveva accettato nei primi anni del Dopoguerra Fredda. “La Russia è un Paese con una storia di più di mille anni e ha praticamente sempre avuto il privilegio di condurre una politica estera indipendente. Oggi non cambieremo questa tradizione“, disse Putin, un ribelle. Fu questa netta indipendenza e bruciante analisi di Putin su come tanta insicurezza globale sia dovuta all’arroganza imperialista statunitense che da allora rese il leader russo obiettivo di tanta ostilità di Washington negli ultimi 10 anni. Quando si fa un passo indietro, è sorprendente osservare la campagna d’implacabile russofobia, denigrazione e calunnia verso diretta al Presidente Putin da Washington e dai media che controlla. La causa di tale demonizzazione risiede nel discorso di Monaco di Putin di dieci anni fa. Ma ricapitoliamo sul fatto che l’ossessione unipolare sia autodistruttiva.

L’inclinazione statunitense ad illegalità e violazione dei principi democratici non si limita solo ad intrigare cambi di regime e sovversioni all’estero. Tali abitudini nocive della malata politica statunitense corrodono il corpo politico degli Stati Uniti stessi. Guardando allo stato necrotico delle politica e società degli Stati Uniti, venalità, lotta politica, corruzione, mancanza di rispetto per leggi, sovranità ed ufficio del presidente del popolo, non c’è dubbio che l’ex-superpotenza ambiziosa muoia lentamente per l’azione esiziale che gli si sono rivolte all’interno. Putin lo previde 10 anni fa. E con classica futilità, cercano di sparare al messaggero da allora.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora