GeoIngegneria

Smart Dust in arrivo: i sensori che tracciano tutto, ovunque

Presto condiremo (we will salt) gli oceani, la terra e il cielo con un numero incalcolabile di sensori invisibili agli occhi, ma visibili l’uno all’altro e ad una varietà di dispositivi di raccolta dati. I vasti flussi di dati sempre più accurati si combinano e interagiscono per produrre cache sempre più significativi di conoscenza” (1).

Esther Dyson, figlia di Freeman Dyson

L’Internet delle Cose è solo un pit stop sulla strada verso lo Smart Dust

Traduzione di NoGeoingegneria

Nel corso del prossimo decennio o due ci si può aspettare di vedere computer di uso generale, sensori e reti wireless, il tutto infagottato in sensori su scala millimetrica, a fluttuare nelle correnti d’aria intorno a noi.

Siccome i processori diventano più veloci e più piccoli, ci sembra di raggiungere un punto di svolta, il nostro progresso tecnologico ci permette di fare qualcosa che non era veramente possibile finora, o almeno non era praticabile. Abbiamo visto i primi computer grandi come una stanza dare il cambio a quelli che stavano sotto la scrivania. Con il tempo anche quelli cedettero il posto a lastre di alluminio e vetro che portiamo in giro nelle borse, e poi computer che si adattano alle nostre tasche, ed è successo di poter pure effettuare telefonate.

Conosciuta come la legge di Bell (ndt: vedi nota 2), questa proposizione è intimamente intrecciata con la ben nota legge di Moore (vedi nota 2)Ma mentre la legge di Moore  sta per morire, la legge di Bell, almeno per un ultimo giro di ruota, sembra ancora valida.

Potresti pensare che il cambiamento di cui sto parlando è l’arrivo del tanto strombazzato Internet delle Cose, ma i dispositivi collegati che vediamo oggi sono davvero solo i primi passi maldestri verso qualcos’altro. Sono una tecnologia di transizione.

Nel corso del prossimo decennio o forse due, ci si può aspettare di vedere – il computer di uso generale, sensori e reti wireless – il tutto infagottato in sensori su scala millimetrica fluttuare nelle correnti d’aria intorno a noi. La polvere intorno a noi diventerà presto intelligente.

Se pensi che questo sia solo una fantasia tecnologica, non lo è. Come ha detto William Gibson “Il futuro è già qui – è soltanto non ancora distribuito in modo molto uniforme“. Il Michigan Micro Mote, il  più piccolo computer al mondo, che misura solo un paio di millimetri, è attualmente disponibile in tre tipologie in grado di misurare la temperatura, la pressione, o di prendere immagini.

Dispositivi collegati sono una tecnologia di transizione. 

Naturalmente, l’idea non è nuova. Kris Pister dell’Università di Berkeley ha coniato il termine “Smart Dust„ (polvere intelligente) a metà degli anni novanta come parte di un progetto di ricerca della DARPA, concludendo: “Programmeremo le pareti e i mobili, e un giorno anche gli insetti e la polvere”.

Se guardiamo in avanti nel tempo in cui tutto sarà smart, e tutto sarà collegato in rete, quando il computing sarà diffuso nel nostro ambiente, la mole di dati scaricati non sarà più una figura retorica ma una dichiarazione letterale. Esisteranno i dati in un alone di dispositivi che vi circonda, con il compito di fornire un supporto sensoriale di calcolo ad ogni vostro passo. Calcolando costantemente, consultantandosi tra di loro, prevedono, anticipano le vostre esigenze. Sarete circondati da una rete di sensori distribuiti, di informatica e dati.

Siamo al punto limite del calcolo dove “non un solo passero cadrà” (ndr: tutto supercontrollatoe inevitabilmente le architetture e i protocolli dei dispositivi connessi dell’Internet delle cose di oggi influenzeranno le emergenti architetture delle polveri intelligenti pesantemente nella stessa maniera in cui i protocolli e architetture dell’altro Internet, quello digitale, ha influenzato l’Internet delle cose.

La vera domanda quindi è: chi avrà accesso ai sensori, alla potenza di calcolo e ai datiche essi generano. Che le architetture per la rete delle polveri intelligenti siano peer-to-peer e rendono tale potenza di calcolo e di rilevamento a disposizione di singoli individui, o che siano architetture di rete che centralizzeranno comando-controllo in poche mani.

La diffusione del computing nell’ambiente significherà non solo che la potenza di calcolo è sempre disponibile, ma che questa potenza di calcolo offre la possibilità di un monitoraggio e di una sorveglianza continua. Se pensate ai tipi di informazioni che oggi approssimiamo e determiniamo tramite il polling e il campionamento, facendo poi un calcolo, in futuro non dovremo calcolare, ma misureremo.

La prospettiva di polveri intelligenti  mostra gli argomenti intorno all’Internet delle cose in una prospettiva dura. Mostra la terrificante, piu che preoccupante, mancanza di interesse intorno alla  sicurezza delle nostre cose .

Quello che a molte persone manca nell’Internet delle cose è certo questo, di poter collegare un sacco di cose a Internet (ndr: ma siamo proprio sicuri che manca a tanti?). Ma non si tratta di questo. La prospettiva di  polvere intelligente rende evidente, l’Internet delle cose non tratta di  collegare le persone alle cose , o cose a Internet; si tratta di creare sistemi informatici e rilevamento in ogni dove.

Abbiamo bisogno di costruire e progettare le nostre cose per questo, perché è quello che si sta avvicinando. Più veloce di quanto si possa pensare.

FONTE https://motherboard.vice.com/en_us/article/kb7x5n/the-internet-of-things-is-just-a-pit-stop-on-the-way-to- intelligente – polvere