Controllo Globale

Un articolo del New York Times suggerisce che l’estinzione umana non sarebbe una brutta cosa dato che i “cambiamenti climatici” stanno distruggendo il pianeta

Il nostro pianeta starebbe meglio se l’umanità cessasse di esistere? Questa è una domanda piuttosto morbosa, ma oggi un numero crescente di intellettuali la star sostenendo a gran voce, perché sono convinti che siamo la fonte di tutto ciò che è sbagliato nel nostro mondo.

Secondo questi zeloti, gli umani sono la fonte primaria dei cambiamenti climatici e se non alteriamo il nostro comportamento il pianeta sarà distrutto. Ma poiché l’umanità apparentemente manca della volontà di porre fine alle abitudini che stanno distruggendo il pianeta, molti di loro credono che sarebbe una buona cosa se fossimo completamente spazzati via in qualche modo. La maggior parte delle persone normali non penserebbe mai in questo modo, ma questi sono i tipi di discussioni che gli intellettuali e le elite si dilettano ad avere e che a volte penetrano nei media mainstream. Per esempio, il New York Times ha appena pubblicato un lunghissimo articolo del professore di filosofia della Clemson University, Todd May dal titolo “L’estinzione umana sarebbe una tragedia?” Quanto segue è un breve estratto di quell’articolo .

Per sostenere il mio discorso, vorrei iniziare con un’affermazione che, a mio avviso, sarà allo stesso tempo deprimente e, riflettendoci, incontrovertibile. Gli esseri umani stanno distruggendo vaste parti della terra abitabile e causando sofferenze inimmaginabili a molti degli animali che la abitano. Questo sta accadendo attraverso tre mezzi. In primo luogo, il contributo umano al cambiamento climatico è devastante per gli ecosistemi, come esemplifica il recente articolo su Yellowstone Park del The Times. Secondo, l’aumento della popolazione umana sta invadendo gli ecosistemi che altrimenti sarebbero intatti. In terzo luogo, l’allevamento industriale favorisce la creazione di milioni e milioni di animali per i quali non offre altro che sofferenza prima di massacrarli in modi spesso barbarici. Non c’è motivo di pensare che quelle pratiche diminuiranno presto. Piuttosto il contrario.

L’umanità, quindi, è la fonte della devastazione delle vite degli animali  su una scala che è difficile da comprendere.

Il New York Times non aveva l’obbligo di pubblicare l’articolo del professor May, ma lo ha fatto comunque.

Ritengono quindi che questa sia un’opinione ragionevole.

Più avanti in quello stesso articolo, May suggerisce che “l’eliminazione della specie umana sarebbe una buona cosa” se non fosse per i meravigliosi sforzi creativi dell’umanità …

Se questi fatti fossero la storia completa, non ci sarebbe tragedia. L’eliminazione della specie umana sarebbe una buona cosa, punto e basta. Ma c’è di più nella storia. Gli esseri umani portano cose sul pianeta che altri animali non possono. Ad esempio, portiamo un livello avanzato di ragione che può far meravigliare il mondo in un modo che è estraneo alla maggior parte se non a tutti gli altri animali. Creiamo arte di vario genere: letteratura, musica e pittura. Ci impegniamo in scienze che cercano di comprendere l’universo e il nostro posto in esso. Se la nostra specie si fosse estinta, tutto sarebbe andato perduto.

Ma che dire di quelle culture che non sono impegnate in tali attività?

Quelli che non aggiungono qualcosa di “valore” dovrebbero essere eliminati?

Questa sembra essere la conclusione logica di questo modo di pensare.

Oggi ci sono molti intellettuali che stanno promuovendo con ardore il controllo della popolazione o la riduzione della popolazione, ma il professor May non vede davvero la necessità di prendere tali misure. A questo punto del suo articolo, suggerisce che esiste una possibilità molto forte che saremo la causa ultima della “nostra tragica fine” …

Può anche darsi che attraverso le nostre stesse azioni determineremo la nostra estinzione, o almeno qualcosa di simile, contribuendo con le nostre pratiche alla nostra tragica fine.

Un altro membro dell’elite apparentemente ossessionato dal cambiamento climatico e dai problemi della popolazione è Bill Gates.

Proprio di recente, Gates ha dichiarato pubblicamente di credere che milioni di persone nei paesi poveri moriranno entro la fine di questo secolo a causa dei cambiamenti climatici …

Sulla questione dei cambiamenti climatici, Gates ha predetto che per paesi come l’Africa – che sono “completamente dipendenti dalla pioggia” – il cambiamento climatico rappresenta una “minaccia alla … loro sopravvivenza”.

Ha anche predetto “milioni di morti a causa dei cambiamenti climatici tra oggi e la fine del secolo”. Ha detto che una parte significativa di quel numero proverra` da “paesi molto, molto poveri, a causa dell’agricoltura di sussistenza”.

Quindi cosa si deve fare?

Bene, dal momento che gli umani sono la causa principale dei cambiamenti climatici, ridurre la popolazione umana equivale sostanzialmente a “salvare il pianeta” secondo il loro contorto modo di pensare.

E forse questo potrebbe spiegare perché la Fondazione Bill e Melinda Gates ha riversato enormi quantità di denaro nello sviluppo di una pillola anticoncezionale maschile.

La maggior parte di noi non pensa mai molto alle questioni relative alla popolazione, ma per gli elitisti come Gates può diventare qualcosa di simile ad una ossessione. Credono veramente che la popolazione umana sia una bomba a orologeria che esploderà in un futuro non troppo lontano.

Ma la verità è che il nostro pianeta potrebbe facilmente supportare una popolazione umana due volte più grande di quella attuale se le nostre risorse fossero gestite correttamente e le nuove tecnologie che già esistono potessero prosperare.

Purtroppo, queste cose non stanno accadendo, e invece l’umanità viene radunata in città incredibilmente sovraffollate. E tale sovraffollamento può avere conseguenze molto negative in quanto uno studio scientifico che coinvolge i topi ha dimostrato .

Lo scienziato John B. Calhoun creo` un’utopia per topi in cui i roditori avevano tutto il cibo, l’acqua e lo spazio necessari.

Dopo parecchie generazioni tuttavia, la popolazione in piena espansione è precipitata nel caos con i topi maschi che diventano selvaggiamente violenti e le femmine che non riuscivano a nutrire i loro piccoli.

La generazione successiva divenne nota come “la piu` bella” – non violenta e interessata solo a prendersi cura di se stessa.

Potrebbe essere possibile che la nostra versione “bella” stia iniziando ad emergere?

Oggi, abbiamo milioni di giovani adulti ossessionati da se stessi che stanno continuamente in casa, si isolano e trascorrono ore interminabili su Internet.

In Giappone, hanno un termine per questo, ed è riconosciuto come una crisi nazionale

E in Giappone una nazione densamente popolata, una tendenza allarmante soprannominata “hikikomori” ha attanagliato le giovani generazioni, con circa mezzo milione di giovani giapponesi che vivono come reclusi sociali.

Il governo giapponese definisce hikikomori persone che non hanno lasciato le loro case o interagito con gli altri per sei mesi o più.

Il nostro mondo sta cambiando, e non per il meglio.

Quelli che suggeriscono l’estinzione umana come risposta sono totalmente sulla strada sbagliata. Invece di rinunciare alla vita, dobbiamo riscoprire ciò che rende la vita degna di essere vissuta in primo luogo.

Fonte

Tratto da: https://neovitruvian.wordpress.com/2018/12/23/un-articolo-del-new-york-times-suggerisce-che-lestinzione-umana-non-sarebbe-una-brutta-cosa-dato-che-i-cambiamenti-climatici-stanno-distruggendo-il-pianeta/